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Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi 1

Jack Dorsey, in una sua recente apparizione al TED 2019, ha dato l’idea che Twitter del futuro, a breve, sarà diverso. Diventerà un piattaforma dove il mero dato vanity non sarà così determinante, mentre lo saranno gli interessi e, di conseguenza, i contenuti.

Twitter, come stiamo raccontando qui negli ultimi mesi sul nostro blog, sta vivendo una fase di trasformazione, lenta, ma abbiamo la priva che è in atto. Del resto, non poteva essere diversamente su una piattaforma che è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni. La critica principale mossa nei confronti di Twitter da parte degli utenti è stata sempre quella di non innovare, non provare a rendere la piattaforma più interessante. La prova di questo immobilismo è poi sotto gli occhi di tutti: una scarsa crescita della base utenti che dura ormai da diversi mesi.

Tutta questa premessa per dire che qualche giorno fa Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, ha detto chiaramente che Twitter deve cambiare, anzi sta già cambiando. Davanti alla platea del TED 2019, in una conversazione con Chris Anderson e Whitney Pennington Rodgers, ha detto chiaramente che è in atto una trasformazione di Twitter che va nella direzione di mettere in risalto gli interessi, di conseguenza i contenuti. In realtà il debutto non è stato felicissimo con Anderson che ha definito Twitter come “Twittanic“, paragonandolo al Titanic, come se stesse lentamente andando a sbattere verso questo enorme iceberg senza che succeda nulla. Una considerazione che Anderson fa in risposta alle iniziali battute di Dorsey quando sottolineava la strategia messa in campo per contrastare i contenuti d’odio e la disinformazione. Ed ecco che Anderson controbatte che è tutto vero, mentre la percezione è quella di non avere una strategia chiara, concetto che abbiamo fatto nostro ormai da tempo.

Sorgente: Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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