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Nell’Ottocento, qualcosa come tre quarti delle fotografie erano ritratti. Non saprei dire quante delle fotografie di oggi siano selfie e assimilabili, ma la quota non deve essere indifferente.

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Koto Bolofo: Black Beauty, 2008. © Koto Bolofo, g.c.

Credo sia sufficiente questa chiusura del cerchio per affermare che la fotografia ha nutrito per il corpo umano non un interesse, non una predilezione, ma una ossessione. Fra i due fuochi della parabola, ovviamente, non ci sono stati solo paesaggi e nature morte. Il fotogiornalismo, paradigma fotografico del Novecento, si interessava soprattutto di corpi.

Un volume dedicato alla relazione fra corpo e fotografia rischia dunque di coincidere con la storia stessa del medium, e in effetti le dimensioni di questo Il corpo nella fotografia contemporanea di Nathalie Herschdorfer lo fanno intuire. Lo sforzo è enorme, richiede selezioni, e le selezioni parlano. Questa selezione, in particolare, sembra dirci molto meno sulla relazione fra corpo e fotografia che sull’idea che del corpo ha la nostra epoca.

I corpi trasformati in immagini che questo compendio compendia non sono corpi ordinari, non sono corpi quotidiani. Oserei dire che ricadono quasi tutti in una di queste due categorie, quella di corpi gloriosi (gli ultracorpi della moda, della bellezza, della pubblicità) e quella dei corpi infami (i copri piegati e piagati della performance artistica, i corpi martoriati della manipolazione estetica, i cyber-corpi meccanizzati della tecnologia).

Del resto, la scelta della curatrice è chiara:”la fotografia diventa la testimonianza delle metamorfosi, reali e imamginarie, alle quali il corpo contemporaneo potrà essere soggetto lungo tutta la vita”. Corpi teatralizzati, mutanti, deformati, smembrati, sublimati e trascesi.

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Alix Marie: Ice Burn, 2017. © Alix Marie, g.c.

Corpi estremi, dunque, e la scelta ha una sua logica: sotto stress, i concetti rivelano i loro segreti inconfessabili, proprio come i colpevoli sotto l’interrogatorio di terzo grado.

Ma questo, appunto, significapensare il corpo umano in una dimensione di colpevolezza, o comunque di sospetto, o comunque di diffidenza, o comunque di tensione. Il corpo rappresentato mette a disagio. La rappresentazione del corpo contemporaneo è una rappresentazione di disagio.

Tutto sommato, credo ci sia del vero. Ma dovremmo porci il problema come patologia, non come una celebrazione. L’assalto al corpo è rivendicato come una presa di possesso della mente libera sulla materialità della natura: così nell’opera di Orlan, forse la più importante artista “corporale” del presente.

Michela Marzano però ha dimostrato a sufficienza che quell’assalto al corpo, modificato, alterato, martoriato, perfino umiliato, ribalta la libertà in disprezzo per il corpo magari imperfetto che ci è semplicemente toccato in sorte, e si schiera paradossalmente dalla stessa parte dell’ideologia mercantile che impone a tutti i corpi (quelli femminili soprattutto) modelli di perfezione irraggiungibili e frustranti.

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Paul Mpagi Sepuya: Nirror Study for Joe, (_2010980). © Paul Mpagi Sepuya, g.c.

Esaltare e disprezzare il corpo,estremizzandolo, sono due facce della stessa anti-medaglia conformista. Un volume pieno di super-corpi, performanti o vittimizzati, esaltati o vilipesi non fa molto differenza, mette in ombra un’altra dimensione dell’immagine umana che tendiamo a sottovalutare.

Ed è questa, che l’esercizio del potere oggi passa anche per l’immagine di corpi per nulla esemplari o gloriosi. Il corpo dei politici, oggi, è la scena di una efficiente strategia del consenso, e lo è proprio grazie alla fotografia, a quello che è oggi la fotografia.

selfie twittati dai politicidemagoghi sfruttano il linguaggio della familiarità condivisa dei social per suggerire una sovrapposizione illusoria: guardatemi, io sono come voi. Infatti è un corpo quotidiano, non eroico, non stentoreo, non monumentale quello che i politici demagoghi offrono alla condivisione.

Allora, un dubbio. Lo spettacolo dei corpi estremi di cui la fotografia contemporanea si ciba in modo ingordo, non rischia di essere un grande distrattore, uno spettacolo subline (bello e orrido assieme) che si distoglie dal farci domande sul potere (praticato, subìto) dei corpi reali, ordinari, “normali”?

Come in quel film della fantascienza cripto-politica delgli anni della Guerra fredda, l’invasione degli ultracorpi, gli alieni non ci domineranno terrorizzandoci con la loro marziana spaventosità, ma si presenteranno con l’aspetto ordinario del nostro vicino di casa.

Sorgente: Corpi gloriosi e ingloriosi. La fotografia sopra la pelle – Fotocrazia – Blog – Repubblica.it

Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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