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Partiamo da due domande: cos’è un report? E perché ne hai bisogno? Nel Digital Marketing, un report è un documento che raccoglie i dati di più piattaforme e che ti dà la stima di come sta procedendo la tua strategia. Ne hai bisogno perché ciò che non è misurabile non è migliorabile, e per misurare ti servono dati attendibili.

Quanti e quanto spesso? Per alcuni è un impegno giornaliero o settimanale, altri vorrebbero questo momento non arrivasse mai. Troviamo una via di mezzo tra l’ossessione per i dati e il rifiuto: di norma, sebbene l’impegno possa variare a seconda del numero di piattaforme da cui stai raccogliendo i dati, è buona norma creare report su base mensile. Un mese è un periodo sufficiente per ottenere dati rilevanti e cambiare la tua strategia in corsa, nel caso qualcosa non stia funzionando come ti aspettavi.

Con il tempo e la pratica, sarai in grado di selezionare, per ogni cliente, i KPI che più ti interessano, scartandone altri meno rilevanti. Come ti dicevamo, ogni piattaforma o attività di Digital Marketing ha il suo report e i suoi KPI. Vediamo quali sono i principali e con quali tool realizzarli.

Ciò che non è misurabile non è migliorabile, ma i tuoi report sono davvero utili? 1

Report per la strategia SEO

La Search Engine Optimization (SEO) è parte integrante di ogni strategia di Digital Marketing a lungo termine. Con quali tool possiamo analizzare l’andamento della strategia SEO? Tanti. Ne citiamo alcuni: Google Analytics, SEMrush, Moz, Ahrefs, Google Search Console, WebCEO.

E cosa dovresti inserire in un report per la SEO? Sono 4 i principali KPIsessioni, conversioni, landing page, e parole chiave.

In queste quattro macro-categorie, troverai molti dati. Sarai tu, sulla base degli obiettivi di strategia, a decidere quali scartare o tenere. Di certo, ti sarà utile analizzare le visite, il tasso di conversione, o le parole chiave più cliccate o che hanno generato più impression, quale landing page ha generato più traffico, quante visite dai canali o dai device, il numero dei visitatori di ritorno, il tempo di caricamento delle pagine, la frequenza di rimbalzo, i lead.

L’obiettivo è quello di fare luce sulla quantità di traffico organico che la tua strategia sta portando e cosa questo significhi per gli obiettivi di business del cliente.

Ciò che non è misurabile non è migliorabile, ma i tuoi report sono davvero utili? 2

I KPI che contano per le campagne PPC e display

Anche quando parliamo di analisi di campagne PPC, abbiamo a disposizione una vasta gamma di tool: Google AdWords, Bing Ads, Facebook Ads, SEMrush e DoubleClick Campaign Manager.

Quali dati andremo a raccogliere? Anche in questo caso, sono 4 le macro-aree in cui selezionare i dati più rilevanticlic e costi, conversioni, la revenue,ossia il ricavato, e il rendimento degli annunci. Quindi andremo a monitorare: click, costo per click (CPC), costo per acquisizione (CPA), conversion, assisted conversion, conversion rate, conversion value, revenue, ritorno sulla spesa pubblcitaria (ROAS), ritorno sull’investimento (ROI), revenue share (RPC), quality score, AVG position, Click Through Rate.

Per creare un report sulle campagne display, invece, puoi raccogliere in un’unica sezione i dati che ottieni da Google AdWords, Facebook Ads, DoubleClick Campaign Manager, Brightcove.

Per ottenere il massimo dai tuoi annunci display, dovrai approfondire i seguenti KPI: costo, clic, conversioni, percentuale di clic (CTR), e impression.

Continua su: Ciò che non è misurabile non è migliorabile, ma i tuoi report sono davvero utili?

Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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