digitale, L’anima naturale del mondo digitale

È uscito in libreria The Game Unplugged, la raccolta di saggi che approfondisce e sviluppa i temi proposti in The Game di Alessandro Baricco, tentativo di fare il punto sull’insurrezione digitale. Di seguito trovate un frammento del testo con cui Davide Coppo, uno dei 12 autori chiamati a contribuire alla raccolta, ha esplorato alcuni equivoci sulla “natura della natura”, al centro dei quali, spesso, si trova il mondo digitale.

La Valle delle Delizie della Terra era un soprannome più che adeguato per la Santa Clara Valley che, a partire dal 1800, grazie a una serie di fortunate e casuali circostanze quali posizione e clima, diventò uno dei luoghi più adatti sul pianeta per la crescita di alberi da frutto. Distese di frutteti di albicocche, prugne e pesche stimolarono una grande crescita economica e, di conseguenza, ondate su ondate di immigrazione. Nella Valle delle Delizie servivano sempre più lavoratori e vi si trasferirono giapponesi e cinesi, italiani, filippini, europei dell’Est. Il soprannome durò fino agli anni Settanta, quando un giornalista locale ne coniò uno nuovo per descrivere quello che intuiva potesse essere un importante cambiamento nel business della zona, e che si affermò negli anni Ottanta, arrivando fino a oggi. Quella Valle, non piú coltivata a prugne e albicocche, oggi è conosciuta nel mondo come Silicon Valley.

Potrebbe essere, questo, un buon aneddoto a effetto per dimostrare quanto la tecnologia – in particolare la rivoluzione digitale che da quella stessa Valle ha preso le mosse – abbia creato una barriera tra uomo e natura, ma sarebbe una semplificazione  e sarebbe soprattutto falso. Lo dimostra in modo semplice, e netto, il nuovo soprannome di quella Valle: il silicio è un semiconduttore fondamentale per la creazione dei chip, ma è soprattutto un minerale tra i più diffusi sul pianeta Terra. Quanto è ingenuo e antropocentrico pensare che un’albicocca sia più naturale di una manciata di sabbia.

Un altro elemento naturale di cui si parla molto poco (troppo poco, probabilmente), e che è invece essenziale alla nostra vita online, cioè ai nostri computer e ai nostri smartphone, e che molto presto sarà essenziale anche al modo in cui ci sposteremo in giro per le città, è il cobalto. Senza il cobalto, difficilmente potrei scrivere queste parole su un laptop, difficilmente potrei leggere un WhatsApp sul mio smartphone e difficilmente ci potremmo spostare sulle amate auto elettriche – proprio quelle che dovrebbero salvare la natura. La natura è però anche questo: rocce, montagne, geologia, pezzi di terreno presi a picconate sottoterra, portati alla luce, lavati e raffinati e spediti in giro per il mondo. Il mondo digitale e immateriale ha le sue fondamenta nella natura, e sono spesso fondamenta marce. Torniamo al cobalto, quindi.

Il cobalto è un elemento indispensabile per le batterie al litio di tutto ciò che possediamo e funziona a batteria. Non potremmo avere batterie così piccole e così durevoli, se non fosse per il cobalto. Nel settembre 2016 il Washington Post pubblica un reportage sull’estrazione di cobalto nelle miniere del Congo meridionale, un articolo interattivo ricco di informazioni, di infografiche, di video, di dati numerici, di nomi e cognomi. Queste miniere rappresentano il primo grado di produzione del cobalto, in cui il minerale viene trovato, estratto, pesato e venduto. Queste miniere sono la base di un mercato già enorme, triplicato negli ultimi cinque anni, e che dovrebbe raddoppiare ancora nei prossimi due. La causa di questa corsa al cobalto sono soprattutto le automobili elettriche: se la batteria di uno smartphone contiene, in media, più o meno dieci grammi di cobalto, la batteria di un veicolo elettrico può arrivare a 15.000 grammi.

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Absolutezero

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.