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KPI E ANALISI METRICHE: COME MISURARE LA CRESCITA IN MANIERA CORRETTA

In questo articolo vorrei sfatare il mito che un business ha bisogno di focalizzarsi su una sola metrica e basare la crescita su quel dato e tutto il resto verrà da sé. Questo è sbagliato. È un luogo comune pensare che concentrarsi su una sola metrica (conosciuta anche come la ”North Star Metric”) semplifichi le dinamiche.

In inglese si chiama il fenomeno del OMTM: ‘’one metric that matters’’, l’unica metrica che conta.

Leggendo capirai che misurare la crescita aziendale basandosi su una sola metrica è pericoloso.

4 RAGIONI PER CUI L’OMTM RISCHIA DI INGANNARTI

Partiamo dal presupposto che solo il nome del fenomeno comunica il messaggio sbagliato: ”concentrati solo su una metrica per far sì che il tuo prodotto cresca”.  Non può funzionare così!

Vediamo nel dettaglio ogni punto, al fine di poter sfatare questo mito:

1. La North Star Metric solitamente è una metrica ”output”

È importante conoscere la differenza tra metriche output (rappresentano i risultati) e input (rappresentano le azioni).

metriche output e input

Le metriche output aiutano a determinare gli obiettivi a lungo termine per la crescita della tua attività. Le input, invece, sono le azioni che influenzano le metriche output.

Non è possibile focalizzarsi solo sulle metriche output perché: sono di grandi dimensioni e sono troppo generiche. L’ideale sarebbe monitorare con attenzione le metriche output per valutare l’andamento del tuo business e, con i dati ottenuti, condurre esperimenti che influenzino direttamente le metriche input.

Esempio: La metrica output di Spotify

Una valida metrica output per l’App Spotify potrebbe essere: il tempo che gli utenti trascorrono ascoltando la musica. Secondo te, però, avrebbe senso che il reparto marketing di Spotify creasse strategie per far sì che le persone stiano più tempo possibile sull’App? No, non sarebbe assolutamente produttivo: il tempo trascorso ascoltando la musica non è altro che il risultato di una serie di azioni compiute in precedenza.

Il tuo compito sarà capire quali sono queste azioni misurate con le metriche input. 

La domanda quindi sarà: ”Che azioni possono essere compiute per far sì che gli utenti trascorrano più tempo ad ascoltare la musica sull’app?”.

Le potenziali risposte potrebbero essere:

  1. Fare in modo che un utente torni più spesso sull’app
  2. Fare in modo che duri di più ogni sessione di ogni utente

metriche di spotify

Vediamo più nel dettaglio:

metriche di spotify

È chiaro, no?

2. Le metriche output le riesci a misurare sul lungo periodo 

Infatti, può passare diverso tempo prima che una metrica output metta in risalto l’efficienza o meno di una metrica input.

Ad esempio la Revenue Retention non è altro che il risultato del coinvolgimento degli utenti. Ma se guardassimo solo ed esclusivamente la cifra del revenue retention, senza preoccuparci del resto, occorrerebbero due problemi:

  • Il fatturato potrebbe nascondere cosa sta effettivamente succedendo con l’utilizzo del prodotto (le problematiche che può riscontrare un utente ecc). Per essere più chiari: sicuramente hai guadagnato quando gli utenti hanno comprato il tuo prodotto (il tuo fatturato aumenta), ma se questi non lo stanno utilizzando perché magari funziona male o per altre ragioni, questi utenti non saranno più tuoi clienti e avrai perso parte della tua clientela.
  • Se stai cercando di aumentare il tuo fatturato e l’unica cosa che stai facendo è monitorare le entrare, il gioco è finito ancor prima di iniziare a giocare. Una volta che un cliente ti abbandona, sarà impossibile riconquistarlo. Se vuoi quindi aumentare il tuo ricavo, dovrai prima monitorare l’uso del tuo prodotto.

Continua su: Growth Metrics: Non farti ingannare dai numeri, scegli le metriche giusta!

Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.