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Le bustine di tè in rete di nylon furono considerate una vera rivoluzione: secondo un articolo del New York Times, già nel 2006, si trattava di un’innovazione che avrebbe diversificato un mercato abbastanza consolidato offrendo un formato più elegante: “Invece della carta“, si legge nell’articolo “le foglie saranno avvolte in sacchette di rete di nylon a forma di piramide, dando vita a bevande più gustose senza dover ripescare residui di carta o di foglie nel liquido“. Una sorta di “update” della classica bustina, senza effetti nocivi.

Le microplastiche liberate dalle bustine di tè sono solo la punta dell'iceberg e il packaging sostenibile è il futuro 1

Pare, però, che non sia proprio così: questo tipo di bustine di nylon riempirebbe infatti il liquido di microplastiche, secondo un nuovo studio pubblicato di recente dai ricercatori della McGill University di Montreal.

Nathalie Tufenkji, una professoressa di ingegneria chimica, ha iniziato a studiare le bustine di tè a rete di nylon dopo che la gustosa bevanda le era stata così fornita in un locale.

Tufenkji e il suo team hanno scoperto che la detersione di una singola bustina di tè di plastica setosa a temperatura di fermentazione (95 ° C) rilascia circa 11,6 miliardi di microplastiche e 3,1 miliardi di nanoplastiche (queste ultime sono 150 volte più piccole di un capello, forse abbastanza piccole da permeare le cellule umane) costituite da nylon e polietilene tereftalato (PET). Questa quantità, in un’unica tazza di tè.

 

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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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