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La tv lineare è davvero finita, sì o no? Non sarà forse il futuro ma non è nemmeno il passato. Leggevo su Datamediahub che il 60% dei ragazzini non ha mai guardato la TV lineare. Però il 40% ha guardato la TV. E parliamo di ragazzini. Ciò significa che non ci sarà prima di dieci anni, se mai ci sarà, un processo di sostituzione totale.

Del resto, dobbiamo distinguere tra chi produce la tv (broadcaster vs coda lunga di youtuber), la modalità di fruizione (lineare o digitale, anche se il confine diverrà labile) e il device (tv smart, smartphone, ipad) e il “canale” di fruizione (sito, social, app, tv app) e il costo del canale (il digitale terrestre rimane il mezzo con minore costo contatto, per chi è in grado di avere awareness di brand, quindi non ha particolare bisogno di usare adv per portare telespettatori).

Del perché un palinsesto servirà comunque | 1

Sulla morte della linearità ho un dubbio ulteriore: stiamo passando da un palinsesto imposto linearmente, a un palinsesto imposto algoritmicamente.

Ciò perché buona parte delle persone non avrà mai la forza di ricercare attivamente, e si appoggerà comunque al broadcaster per la fruizione lineare. I bambini sfruttano la capacità di Youtube (in smart tv o su ipad) di produrre linearmente contenuti per ore e ore. E il binge watching è – in fondo – una forma di palinsesto, monocontenuto. Finisce un episodio, il default è un ulteriore episodio. Non è tanto diverso da quanto si fa nella tv lineare, in cui spesso il successo di un programma dipende dal trascinamento del programma precedente.

Ricordate sempre: siamo satisfier non maximizer. Se ci va bene quanto altri ci propongono non cerchiamo altro, perché la ricerca è comunque una friction, o detto meglio, uno sbatti.

È anche importante l’analisi del futuro del contenuto televisivo sulla base del modello pubblicitario che lo sostiene e la capacità di questo modello di produrre effetti. IMHO lo spot sarà ancora alla base della brand awareness per il largo consumo per molto tempo, e anche nel segmento kids. Perché non c’è banner che consenta un contenuto promozionale lungo, non certo un interstiziale di cinque secondi. E il CPView di Facebook e Google oramai non è più così conveniente. E inoltre nel settore bambini gli spot sono essi stessi native content (per questo ancora più “pericolosi”).

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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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