fbpx

Forse non ve ne siete accorti, ma viviamo in un mondo post-Baby Yoda. Sui social network migliaia di utenti hanno dichiarato il proprio amore alla star indiscussa di The Mandalorian, la serie tv Disney ambientata nell’universo di Star Wars. Poi è arrivato lo shopping compulsivo, tanto che Vulture ha pubblicato una guida al mercato nero del merchandising del maestro Jedi in miniatura: magliette, peluche, pupazzi, ciondoli e magneti prodotti senza licenza ma perfetti per portarsi avanti con i regali natalizi. Disney, nei cui store on-line non c’è traccia del personaggio, ha tentato di correre ai ripari: «Magliette e accessori stanno per arrivare», ha fatto sapere un insider a Cnbc. Infine è stato il momento dei revisionismi. Una seconda ondata di opinioni ha corretto le valutazioni su una serie tv che non era piaciuta al primo giro di recensioni. Cioè prima di, beh, Baby Yoda.

Baby Yoda ha rubato lo show 1

In effetti il successo di Baby Yoda non coincide con la prima puntata di The Mandalorian, disponibile al lancio (12 novembre) del servizio in streaming Disney+ negli Stati Uniti, in Canada e nei Paesi Bassi. Nel primo capitolo il nuovo pupillo del web si vede solo per pochi minuti, troppo pochi per non considerarlo un’apparizione estemporanea. Nel secondo e terzo episodio (l’ultimo uscito) acquista invece centralità, diventando il protetto dell’anonimo cacciatore di taglie protagonista, interpretato da Pedro Pascal sempre nascosto sotto un elmetto. Baby Yoda ha la testa a forma di palla da rugby, uno sguardo stralunato e, nonostante abbia l’aspetto di un neonato, la bellezza di 50 anni («Ogni specie invecchia in modo diverso», dice un personaggio della serie). Usa la Forza per compiere imprese portentose ma la somiglianza con il più famoso personaggio di Star Wars non deve indurci in errore: Baby Yoda non è…Yoda.

Sorgente: Baby Yoda ha rubato lo show

Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

Leave a Reply