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Maggie Nichols era decisa a diventare un’atleta olimpica di ginnastica artistica.

Rinunciò a una vita normale in tenera età per diventare una ginnasta professionista e venne notata dagli allenatori per la sua passione e le sue capacità. Partecipò anche alle qualificazioni per le Olimpiadi nel 2016, ma, nonostante il sesto posto conquistato nell’all-around, non finì tra le cinque atlete della squadra olimpica (tra queste c’era Simone Biles) e non venne scelta fra le tre sostitute.

È possibile che sia andata così perché non è riuscita a classificarsi fra le prime tre in nessuna gara individuale, ma la docu-serie Athlete A, su Netflix, fa sì gli che gli spettatori si chiedano se il motivo per cui Nichols non è entrata in squadra sia davvero questo. In fondo, gli attriti tra la Federazione di ginnastica statunitense (USA Gymnastics) e la sua famiglia non erano iniziati alle qualificazioni per le Olimpiadi. Erano cominciati mesi prima, dopo che la ragazza aveva parlato per la prima volta degli abusi sessuali subiti dal dottor Larry Nassar alla sua allenatrice Sarah Jantzi.

Athlete A svela il sistema di corruzione che ha permesso a Larry Nasser di seguire le ginnaste per così tanto tempo

Athlete A mostra gli eventi che hanno portato Nasser in prigione, ma smaschera anche il sistema di corruzione creato dalla Federazione statunitense di ginnastica e dal Comitato olimpico degli Stati Uniti che ha permesso all’ex medico di seguire le atlete per così tanto tempo. Fa vedere come le ragazze della ginnastica professionale siano state bullizzate e spinte a sviluppare disturbi dell’alimentazione. Rivela che il confine tra un allenamento severo e la violenza veniva spesso superato. Peggio ancora, mostra come la Federazione americana abbia scelto di privilegiare la propria immagine pubblica a discapito del benessere emotivo e fisico delle sue atlete, la maggior parte delle quali erano minori.

Anche se la maggior parte dei fatti sono già apparsi su giornali e notiziari televisivi, il documentario va ancora più a fondo e si concentra in modo più specifico sulle persone che hanno coperto gli abusi di Nassar. Una di queste è l’ex presidente della USA Gymnastics Steve Perry, che ha omesso di riferire immediatamente le accuse mosse da Nichols all’Fbi e che ha spesso giocato con i sogni della ragazza per farla tacere. Il documentario insinua anche che l’ex allenatrice Márta Károlyi ha ignorato le segnalazioni di abusi fattele dalle sue ginnaste nonostante i maltrattamenti si verificassero soprattutto al Karolyi Ranch, un centro d’allenamento di sua proprietà.

Forse uno dei gruppi di persone più interessanti che il documentario analizza è quello di chi ha continuato a stare dalla parte di Nassar anche dopo la rivelazione degli abusi commessi. C’è chi ha cercato di farlo eleggere in un consiglio direttivo scolastico, e chi ha accusato su internet le vittime di inseguire fama e denaro. Simili episodi di bullismo accadono anche troppo spesso e scoraggiano le vittime a farsi avanti. Athlete A li deplora, ed è un fenomeno che va stigmatizzato sempre e comunque.

Rachael Denhollander in ‘Athlete A’

Image: Netflix

Se da una parte il documentario dedica molto spazio alla condanna dei comportamenti dannosi della Federazione di ginnastica Usa, dall’altra coglie l’occasione per far emergere le donne che sono sopravvissute a questa organizzazione. Uno dei momenti più gratificanti del documentario è verso la fine, quando molte delle vittime degli abusi riacquistano…


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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90.È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello.Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo.Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII.È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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