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Che la plastica stia creando un danno ecologico conclamato si sa, ma a volte è difficile rendersi conto della grandezza del problema se non lo si vede con i propri occhi.

Quando sei una campionessa mondiale di apnea e ti ritrovi ad immergerti tra bicchieri e sacchetti più che tra i pesci, non puoi più ignorare la questione: è quello che è accaduto a Sahika Ercumen, primatista turca del diving che ha deciso di farsi portavoce di un’iniziativa che invita a fare un uso più consapevole della plastica. Come? Tuffandosi nel Bosforo e ripulendolo manualmente.

Ogni giorno finiscono in mare quantità inimmaginabili di rifiuti plastici. Le cifre sono impressionanti: secondo il WWF parliamo di otto milioni di tonnellate l’anno. Un numero che, in assenza di adeguate politiche di contenimento, rischia di farci trovare più plastica che pesce nelle acque degli oceani entro il 2050. Ma anche senza dati e statistiche alla mano, Ercumen si è accorta in prima persona di come la situazione stia drammaticamente peggiorando nel tempo: “Pratico sport acquatici da 22 anni, e ogni anno vedo sempre più plastica in mare. Più plastica che pesce” ci ha raccontato la campionessa.

Ercumen vanta diversi record di freediving (incluso quello per l’apnea in acque ghiacciate del 2011, e in acque dolci nel 2018), ed è, per forza di cose, molto sensibile al tema dell’inquinamento marino. Dallo scorso giugno ha deciso di immergersi nelle acque del Bosforo in diverse occasioni, partendo da punti diversi, intenzionata a ripulirle il più possibile dai rifiuti che vi scorgeva. Missione che, date le sue abilità, non è stata poi così difficile, visto che la plastica si trovava ovunque attorno a lei.

I rifiuti più comuni? “Quelli usa e getta, come bottiglie, contenitori e sacchetti. Erano ovunque, ho letteralmente fatto un’immersione nella plastica. Ho raccolto anche molte bottiglie di vetro e mozziconi di sigarette, forse i rifiuti più comuni che mi capita di osservare in mare aperto”. L’emergenza sanitaria mondiale ha ulteriormente peggiorato le cose “Purtroppo ho trovato anche moltissime mascherine, guanti e flaconi di gel disinfettante”.

Sahika Ercumen, campionessa mondiale di apnea

“Le correnti marine, i venti, la pioggia trasportano sostanze inquinanti ovunque. Per fortuna le aree protette hanno un ecosistema più forte e riescono a mantenere una situazione migliore”, riflette la campionessa. Ma per quanto ancora? Sempre più studi confermano quella che un tempo era solo una tragica previsione: persino la pioggia, ormai, contiene microplastiche. Sorprendenti quantità di polimeri, per esempio, sono state riscontrate nell’acqua piovana caduta sopra alcune aree protette (e molto isolate) degli Stati Uniti, come confermato da uno studio pubblicato su Science.

Per Ercumen non si tratta solo di una ‘passione’: “L’acqua è stata la mia salvezza. Soffro d’asma, e non ho potuto praticare nessuno sport da bambina. Quando ho cominciato a nuotare e a immergermi la mia vita è cambiata completamente”….


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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90.È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello.Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo.Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII.È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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