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Ci sarà sempre un membro del Congresso che ne sa poco di tecnologia e che è pronto a fare delle domande stupide ai Big Tech di turno, chiamati a testimoniare in aula.

Eppure, le domande della seduta di antitrust del Congresso dello scorso mercoledì non riguardavano una mancanza di conoscenze tecnologiche. L’argomento era la cancel culture.

Che cosa c’entra la cancel culture con le leggi dell’antitrust, direte voi. E fate bene a chiederlo perché la risposta è: “nulla”. Ma questo non ha impedito al repubblicano Jim Jordan di chiedere spiegazioni sul tema al ceo di Apple Tim Cook, di Amazon Jeff Bezos, di Facebook Mark Zuckerberg e di Google Sundar Pichai.

“Mr. Cook, la folla della cancel culture è pericolosa?”, la domanda.

Ironicamente, poco prima il collega democratico, Jamie Raskin, si era espresso contro il comportamento degli altri membri conservatori del Congresso, impegnati a lamentarsi dei pregiudizi contro i conservatori durante la seduta. Ricordate: all’ordine del giorno c’erano l’antitrust e l’inibizione della competizione tra questi quattro giganti tecnologici.

Tim Cook è apparso un po’ sorpreso per la domanda, ma ha comunque voluto condividere il proprio punto di vista su quello che per lui è cancel culture.

“Qualcuno con un punto di vista differente parla e viene cancellato… Non credo sia giusto”, ha detto il ceo di Apple. “Credo sia meglio se tutti possono ascoltare opinioni diverse e decidere per sé”.

Il repubblicano Jordan ha continuato sullo stesso argomento chiedendo anche agli altri ceo se sono preoccupati per “la folla della cancel culture”.

Mentre il ceo di Google Sundar Pichai ha offerto una risposta più ampia di come il sistema di ricerca valorizzi la libertà di espressione e metta in luce voci diverse, Zuckerberg e Bezos si sono tuffati nella discussione.

“Sono molto preoccupato per le forze illiberali che vedo nel nostro paese e che stanno minando la libertà di espressione”, ha detto il ceo di Facebook.

“Sì, sono preoccupato”, ha risposto il fondatore di Amazon. “Credo che i social media siano una macchina che distrugge le sfumature e sono convinto che questo non faccia bene alla democrazia”.

La domanda sembra essere stata ispirata dalla lettera di dimissioni del giornalista del New York Times Bari Weiss, pubblicata il mese scorso e all’origine del dibattito nel mondo dei media. Il repubblicano Jordan ha fatto riferimento specificamente alla parte della lettera in cui Weiss attacca la cancel culture.

“Quello che voglio dire è che siete quattro ragazzi piuttosto importanti alla guida delle quattro compagnie più importanti del pianeta e sarebbe certamente d’aiuto se voi vi esprimeste contro questo fenomeno“, ha spiegato, come se stesse cercando di motivare persino a se stesso la scelta di portare questo argomento ad una seduta sull’antitrust.

Tutto si è concluso con Tim Cook, com’era iniziato, quando il membro del Congresso e deputato dell’Ohio ha citato il classico spot “1984” della Apple, quello del Super Bowl. Jordan ha fatto riferimento alla pubblicità per legare il dibattito sulla cancel culture all’autoritarismo da Grande Fratello, dando la colpa a quella che ha più volte definito “folla”.

Ma era chiaramente una forzatura. Del resto, stiamo parlando di uno spot per vendere prodotti Apple.

“Me lo ricordo bene”, ha risposto Cook, ceo della compagnia che l’aveva creato. “Il contesto dell’epoca era la Apple contro IBM”.

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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90.È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello.Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo.Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII.È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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