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Un nuovo paradigma che sta cambiando (e in parte già lo ha fatto) il sistema delle valute, che sviluppa nuove tecnologie in grado di certificare una filiera alimentare, così elastica e duttile però da poter arrivare a cambiare anche il mondo dei media. Proprio così. Stiamo parlando della Blockchain, una catena di blocchi, una struttura dati condivisa e immutabile, un registro digitale il cui contenuto una volta scritto non è più né modificabile né eliminabile. Un database distribuito, non centralizzato: sicurezza, affidabilità e trasparenza le sue parole chiave.  Dicevamo Blockchain e media: il tema è stato al centro di un panel che si è tenuto nel corso di Next Generation, appuntamento promosso da Giffoni Innovation Hub a Giffoni Valle Piana.

Come funziona la Blockchain

L’incontro è stato moderato dal CEO di Ninja.it, Mirko Pallera. Fra i protagonisti del panel Massimo Chiriatti, CTO Blockchain & Digital Currencies di IBM Italia, consulente del MISE sul tema, «super preparato – ha sottolineato Pallera –  ha scritto e firmato un manifesto sulla Blockchain, ha pubblicato per Hoepli L’algoritmo egoista». Nella prima parte del panel, aperto da Chiriatti, si è cercato di spiegare i concetti basilare «soprattutto ai ragazzi. Nel corso del panel è emerso anche come IBM stia cercando di utilizzare la Blockchain nel settore agroalimentare» per la certificazione della filiera produttiva.

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Lo spirito libertario della Blockchain

Al panel c’era anche Andrea Castiglione (Equity Partner & Blockchain Expert, di Efforce) che in particolare «ha posto l’accento sulla libertà che permette la Blockchain. Ecco – sottolinea Pallera – Blockchain nasce proprio per questo: darti la possibilità di trasferire denaro a chi vuoi tu, sempre. Questo è il motivo anche della sua grande funzionalità. Blockchainimpedisce a qualunque Stato di bloccare i flussi finanziari. Un concetto importante. Tutto questo movimento attivato da Satoshi Nakamoto – ha ricordato Pallera- nasce come “antagonista”, non nasce per le grandi corporate né per certificare la filiera. Nasce da un movimento alternativo e, perché no, anche clandestino che ha cercato di creare una struttura altra rispetto a quella bancaria. Insomma è una tecnologia che nasce unconventional, ribelle».

Diritto d’autore e Blockchain

All’incontro ha partecipato anche Marco Bassini, docente di Fundamentals of information technology law all’Università Bocconi di Milano, che in particolare ha affrontato il tema del rapporto tra Diritto d’autore e Blockchain. «Essere riconosciuto come autore ed essere remunerato – ha spiegato Pallera – ecco le funzioni del Diritto d’autore. Le tecnologie digitali – ha sottolineato – hanno contribuito alla diffusione delle opere, però hanno creato anche un terremoto nel diritto d’autore». La Blockchain per il diritto d’autore si muove su tre piani, «riconosce l’esistenza di un determinato diritto, il diritto di utilizzare una determinata opera (il licensing) e la distribuzione delle royalties».

Proprietà intellettuale

In questa direzione la WIPO, l’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale, «sta lavorando ad un registro mondiale del diritto d’autore». Ecco quale potrebbe essere il ruolo della Blockchain? «L’abolizione di tutti gli intermediari. Garantirebbe al proprietario dei diritti di distribuire e di dare license di utilizzo attraverso la stessa Blockchain». Insomma sarebbe la fine dei grandi aggregatori.

Continua su: Blockchain: il nuovo paradigma “ribelle” che vuole cambiare anche i Media

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