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Hai mai visto una pubblicità che non era un pubblicità o che almeno, non ne rispettava i caratteri “base”?

Hai mai visto il video di un determinato brand che sembrava lontano anni luce rispetto ad un classico video di quello stesso brand?

Bene sappi che ti sei imbattuto in quello che viene definito branded content ed in questo post vedremo di analizzare con cura questo tipo contenuto per capire, prima di tutto cosa non è!

Tranquillo, tra qualche riga ti sarà tutto più chiaro.

Branded Content: cosa è?

Quando parliamo di branded content facciamo riferimento a contenuti sviluppati appositamente dai brand stessi per comunicare con il loro pubblico di riferimento i valori legati non solo ai loro prodotti ma alla loro comunicazione.

Come è facile capire da questa breve definizione, i branded content non comprendo la pubblicità o altre forme di comunicazione rivolte esclusivamente alla vendita di un prodotto o di un servizio.

Occorre immaginare il branded content come un contenuto che vive appositamente per svolgere un missione ben specifica: avvicinare il brand alle persone.

Ma perché questo tipo di contenuto risulta essere relativamente nuovo?

Il motivo è molto chiaro: la comunicazione è nettamente cambiata nel corso degli anni.

Se prima, almeno apparentemente, sembrava che il modello “one-to-many” regnasse sovrano, adesso si è passati al “many-to-many” ed è quindi impossibile per i brand emergere come unici portatori di una verità assoluta e di novità al limite dell’inverosimile.

Ma torniamo un attimo indietro con un piccolo salto didattico.

Differenza modelli comunicativi: perché è fondamentale conoscerli?

Ti ho appena parlato di modelli comunicativi one-to-many e many-to-many.

Ma perché l’ho fatto e perché è così importante questo passaggio didattico se non vuoi rischiare di scrivere come si faceva molti anni fa?

Vedi, quando la pubblicità ha cominciato a prendere forma lo scenario informativo non era così aperto come quello attuale.

Il pubblico acquisiva la verità esclusivamente da due fonti: giornali e radio.

Informarsi era un lusso riservato a chi disponeva di redditi molto elevati per permettersi di viaggiare per il mondo e capire realmente come stavano le cose.

La maggior parte delle persone non godeva di tali disponibilità e quindi era praticamente impossibile riuscire ad ascoltare una voce differente.

È proprio in questo contesto che il modello one-to-many è nato.

Il modello funzionava in questo modo: una sola fonte di informazione che comunicava con un pubblico potenzialmente enorme che assorbiva tutto come una spugna, senza coltivare una sana cultura critica.

Così era facile per le multinazionali dell’epoca poter scendere in campo con la propria verità.

Basta fare riferimento alle prime campagne pubblicitarie relative al mercato delle sigarette per comprendere quanto determinati stereotipi fosse semplici da utilizzare e da piantare dentro la mente del pubblico, modellando la realtà per aumentare le vendite.

Per fortuna le cose sono cambiate grazie al modello many-to-many dove chiunque può ricercare tutte le informazioni di cui ha bisogno semplicemente ricercando su Google una notizia di cui non è così sicuro o prettamente soddisfatto.

Capisci bene che all’interno di uno scenario completamente ribaltato, dove anche gli utenti possono informare altri utenti un contenuto come il branded content diventa fondamentale per permettere ai brand di essere più vicini alle persone, mostrandosi non più come coloro che vogliono vendere qualcosa ma come realtà con dei forti e solidi “perché”.

Comunicare il perché è abbastanza?

Dopo averti mostrato la differenza tra il modello one-to-one e many-to-many e definito in modo chiaro a cosa serve il branded content, adesso occorre porsi le giuste domande se vuoi utilizzare questo contenuto nel modo migliore.

Di quali domande sto parlando?

Essenzialmente ci sono 5 domande che devi porti se vuoi trasformare un branded content in un contenuto di estremo valore che possa attirare il tuo pubblico verso i tuoi valori.

Vediamole insieme:

  • Il contenuto sarà interessante per il tuo pubblico?
  • Il contenuto può essere distribuito al tuo pubblico target?
  • Il contenuto permetterà al tuo brand di raggiungere l’obiettivo?
  • Il contenuto si basa su un’idea originale?
  • Il contenuto si adatta alla voce del tuo brand?

Prima di creare e pubblicare il tuo branded content è fondamentale rispondere a queste cinque domande perché, come ti ho già mostrato prima, il pubblico attuale è perfettamente in grado di fare le proprie ricerche e capire se effettivamente il tuo contenuto possa avere senso o meno.

Quindi in questo caso non basta comunicare il perché tu crei un contenuto, ma soprattutto il come lo crei.

Evitare di rispondere a queste domande a causa della troppa sicurezza ti porterà verso un solo obiettivo: perdere la stima del tuo pubblico e quindi non vendere più niente.

Segnati queste cinque domande dove puoi averle sempre a portata di…


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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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