La Corte Suprema di Los Angeles ha rifiutato la richiesta di Britney Spears di essere liberata dalla tutela paterna.

La decisione non ha nulla a che vedere con la testimonianza di 24 minuti rilasciata dalla popstar durante l’udienza della settimana scorsa. In quell’occasione Britney ha rivelato di essere stata costretta a esibirsi anche quando stava male e ha denunciato che non le è concesso avere altri figli, risposarsi e muoversi autonomamente.

L’udienza però era ufficialmente per rimuovere il padre Jamie Spears dal ruolo di unico tutore della sua ‘conservatorship’, formula legale a cui la popstar è sottoposta dal 2008, uno degli anni più bui della sua carriera di gioventù.

Per essere messa sotto tutela paterna, la popstar fu dichiarata incapace di provvedere a se stessa. Questo non le ha impedito di esibirsi negli ultimi 13 anni. Come sostengono i fan e giornali autorevoli come il New York Times, non è possibile che una persona in grado di tenere spettacolo su un palco sia incapace di intendere e di volere autonomamente.

La giudice Brenda Penny ha rifiutato la richiesta di rimuovere il padre dalla tutela di Britney, ma questo non impedisce alla popstar di tornare in tribunale per chiedere la terminazione della ‘conservatorship’. Per Britney, però, il padre dovrebbe essere in galera e la tutela andrebbe interrotta senza discuterne oltre.

La prima richiesta per la rimozione del padre Jamie Spears come unico tutore risale a novembre 2020. Già quella volta Britney aveva detto di aver paura del padre e si rifiutava di tornare a cantare se la sua carriera fosse rimasta nelle mani di Jamie. Il tribunale decise di affiancare come co-tutore la compagnia finanziaria Bessemer Trust


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