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Cindy Sherman e l'arte del selfie 5
Cindy Sherman ha 65 anni ed è una bellissima donna. Non è facile capirlo, perché ha trascorso gli ultimi 45 anni a travertirsi e modificare completamente il suo aspetto indossando maschere, colla, peli, siliconi, protesi, nasi finti, frammenti di manichini, per poi fotografarsi da sola nel suo studio di Hudson Square, a New York. In occasione della sua prima grande retrospettiva nel Regno Unito, dal 27 giugno alla National Portrait Gallery di Londra, la rivista The Gentlewoman le ha dedicato la storia di copertina del numero 19 (lo Spring Summer Issue di quest’anno): a fotografare l’artista, che in una delle due cover riveste i panni di se stessa (un evento rarissimo: perfino sul suo meraviglioso profilo Instagram – al quale il New York Times ha già dedicato un lungo articolo, “The Ugly Beauty of Cindy Sherman’s Instagram Selfies” – non fa che giocare con filtri e deformazioni), sono stati i fotografi di moda olandesi Inez e Vinoodh. Il risultato è un numero che, accostato alla mostra – continuerà fino al 15 settembre – celebra una delle più importanti artiste viventi, nonché l’autrice di una delle fotografie più pagate della storia, “Untitled #96″scattata nel 1981 e battuta all’asta da Christie’s l’11 maggio 2011 per 3.890.500 dollari.

Tutte le fotografie di Sherman si intitolano “Untitled #numero”ma si sviluppano in serie a cui viene facile dare un nome: i Society Portraits, le Sex Pictures, la Clown Series (le prime foto realizzate dall’artista dopo l’11 settembre). Sherman inizia a fotografare già mentre frequenta il Buffalo State College – inizialmente vorrebbe specializzarsi in Pittura, poi decide di spostarsi nel dipartimento di Fotografia: secondo il preside, che la fa retrocedere al dipartimento di Arti Visive, tale indecisione è indice di pigrizia e confusione, racconta su The Gentlewoman – la prima serie a vedere la luce viene realizzata tra il 1977 e il 1980.

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Si chiama Untitled Film Stills e ha per protagonista lei stessa, nei panni dell’eroina tipica del film noir: sola in cucina o al buio in mezzo a una strada, aspetta di essere uccisa, non si sa da chi né perché e non esiste ovviamente alcun film da cui il frame è stato estratto. Mettendo in scena una serie di personaggi archetipici della storia del cinema degli anni ’40, ’50 e ’60, dai B-movie a Hitchock, da Antonioni alla Nouvelle Vague, Sherman mostra un’acuta comprensione dell’immaginario a cui di volta in volta si ispira: l’inquadratura, il look, il paesaggio, l’ambientazione. Lo sguardo del soggetto, però, non è mai rivolto verso l’obiettivo, e si mantiene spento, freddo e lontano. Nel 1995 il MoMA ha acquistato la serie per 1 milione di dollari. Così come nelle Affinità elettive di Goethe Ottilie rivela il suo amore nei confronti di Eduard dimostrando di saper riprodurre perfettamente la sua calligrafia, Sherman ricrea l’atmosfera di certi film e vi si immerge, scatta, e poi torna a galla nel formato di un’immagine.

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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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