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Con il suo impegno in AW LAB dà spazio e voce alla Generation Z, nella speranza di creare un mondo migliore per tutti coloro che hanno più futuro che passato.

Domenico Romano è Head of Marketing di uno dei brand più innovativi degli ultimi anni, è devoto alla creazione di storie, al consumatore e al ritorno sull’investimento, in passato è stato Direttore Marketing in Europa e Stati uniti per importanti brand Retail e Largo Consumo. Ci ha dato in una intervista un assaggio del suo punto di vista sul marketing in relazione alle nuove generazioni, di cui parlerà durante N-Conference, dove AW LAB sarà Culture Vertical Partner, regalandoci anche utili insight sui trend da tenere d’occhio nel 2020 e nel prossimo futuro.

Cosa significa Street Culture e come fa un brand a parlare con le nuove generazioni 7

Cos’è la Street Culture e chi è la Generazione Z

Innanzitutto raccontaci cosa significa Street Culture e come un brand può declinare questa cultura?

«Per AW LAB il concetto di Street Culture parte proprio dalla base semantica della parola cultura. Oggi intendiamo per cultura la formazione dell’individuo che possa insegnargli a stare nella società nel miglior modo possibile. E il punto è proprio questo: cercare di dare un’interpretazione della società attuale.

La Street Culture è il modo in cui le nuove generazioni si stanno formando. Sembra strano raccontare questa cosa, perché in genere siamo abituati a pensare alle nuove generazioni come ai ragazzini, nascosti dietro i mezzi di comunicazione, che hanno poi difficoltà nel relazionarsi agli altri. In realtà secondo noi c’è un problema di fondo di comprensione di questa generazione e crediamo fortemente che sia, invece, una generazione che sta costruendo una cultura di strada molto forte».

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Le nuove generazioni sono mondi ancora da scoprire, anche nel confronto con una tecnologia in frenetico progresso. Come si fa a parlare a questa generazione e qual è il segreto per non fermarsi mai?

«La tecnologia ha cambiato sia il loro modo di accedere alle informazioni, sia il loro modo di raccontare queste informazioni. Lo strumento chiave di tutto questo è il mobile. Già confrontando la generazione dei millennial o la generazione X, rispetto alla generazione Z, il grosso cambiamento è nel passaggio dal desktop al mobile.

Se prima consideravi il reperire informazioni un’attività che era possibile svolgere in un sistema di stato in luogo (vado in un posto, mi informo e poi vado fuori per raccontarle agli altri), oggi puoi stare fuori per prendere informazioni, poiché hai degli strumenti che ti garantiscono l’accesso alle informazioni 24 ore su 24. Ma soprattutto l’accesso allo story-doing, che è il vero grosso passaggio di questa generazione, rispetto allo storytelling più millennial.

Ovviamente tutto questo crea un sistema di fruizione e di lettura del mondo completamente nuovo. Questo nuovo sistema di valori si può definire come Street Culture e si appoggia poi su pillar fondamentali come l’arte, la musica, i viaggi, il design, ma anche una diversa interpretazione degli spazi».

Cosa significa Street Culture e come fa un brand a parlare con le nuove generazioni 9

Da Brand a Media, come si passa dal racconto all’ascolto

AW Lab è una delle prime realtà che ha saputo trasformarsi da brand in media. Cosa significa questo e come lo avete realizzato?

«Tutto è cambiato all’improvviso. Immagina il lavoro del marketing un po’ di anni fa. Noi prima creavamo una storia, avevamo dei mezzi di comunicazione che erano molto impattanti (perché arrivavano a molte persone) e sui quali conveniva investire tanto. Bisognava quindi creare una storia molto forte e si aveva un ritorno dell’investimento dovuto al fatto che questo film si poteva proiettare per un tempo medio-lungo attraverso dei mezzi di comunicazione di massa (Out-of-home, televisione, radio ecc.).

All’improvviso questo approccio al marketing è saltato completamente, perché cambiando i mezzi di fruizione del mondo e quindi i mezzi di comunicazione, e avendoli iper-frammentati (basta pensare a tutti i diversi social network che usiamo sul nostro smartphone), ma mantenendo lo stesso budget, lo split di questo investimento cresce esponenzialmente.

Oggi cioè non conviene più creare una storia che duri sei mesi o pretendere che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare una storia per sei mesi. Questo ha rivoluzionato completamente il nostro modo di fare marketing, che si è spostato un pochino di più dal racconto all’ascolto.

Si è passati da una forma in cui si disegnava una storia per raccontarla, attraverso gli strumenti che c’erano a disposizione, a una situazione in cui tu crei le forme di dialogo (i format), dai le opportunità di espressione, e aspetti che ti arrivi il contenuto adattato a quel format di dialogo. Il nostro lavoro quindi è passato dalla creazione all’ingaggio.

Il nostro business è molto semplice da comprendere: tu hai una scatola nella quale inserisci dei prodotti, AW LAB vende anche…


Leggi di più su: www.ninjamarketing.it

Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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