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Il mondo del lavoro di oggi non assomiglia quasi per nulla a quello di qualche decennio fa. In questo passaggio generazionale, sempre più veloce, infatti tantissimi nuovi fattori sono entrati in gioco, a partire dal digitale.

Così i cambiamenti sono stati profondi e sono avvenuti a livello globale. E non parliamo solo del modo in cui quotidianamente lavoriamo oggi, ma anche degli spazi e dei luoghi di lavoro, dei rapporti aziendali, con i colleghi e con i dirigenti, delle relazioni con i clienti, della comunicazione.

Le tradizionali strutture gerarchiche hanno lasciato il posto a sistemi più flessibili e piatti, con ordini organizzativi orizzontali prevalenti rispetto al passato.

Abbiamo così assistito a un mutamento complessivo del concetto convenzionale del posto di lavoro e della forza lavoro: nel bene e nel male, tutti possiamo lavorare in qualsiasi posto e in qualsiasi momento.

Dall’introduzione di nuove tecnologie e strumenti, alla crescente tendenza del lavoro a distanza, anche l’ufficio moderno si è adattato per far fronte ai cambiamenti nelle esigenze dei dipendenti e negli stili di lavoro. Il luogo di lavoro contemporaneo è incentrato sulla collaborazione sociale e sull’evoluzione dei trend tecnologici: dai software video come Skype ai social media, Internet, smartphone, condivisione di file online, cloud, sono oggi il nostro pane quotidiano.

Allo stesso tempo anche il vocabolario del mondo del lavoro è cambiato e si è evoluto, con l’introduzione di nuove definizioni e nuovi termini, e a volte generando anche un po’ di confusione in chi li adopera.

Per fare il punto (e fare un po’ di chiarezza) abbiamo provato a preparare un elenco di alcuni dei termini più usati nel mondo del lavoro di oggi.

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Agile Work

Per anni i termini di lavoro agile e lavoro flessibile sono stati usati in modo intercambiabile. Ciò ha portato a una certa confusione nelle organizzazioni e tra dipendenti e datori di lavoro.

In realtà secondo la Legge 81/2017 il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. Si tratta dunque di un concetto strettamente collegato a quello di Smart Working, che vedremo più avanti.

La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

Il datore di lavoro, inoltre, è in questo caso responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
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Lavoro flessibile

Quello di lavoro flessibile è un’espressione in circolazione ormai da molto tempo e fa riferimento in genere a orari di lavoro flessibili.

La flessibilità lavorativa, in maniera più ampia, è il concetto teorico in base al quale un lavoratore non rimane costantemente al proprio posto di contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma muta più volte, nell’arco della propria vita, la propria attività occupazionale e/o il datore di lavoro.

In un’ottica evolutiva e di accrescimento, la flessibilità dovrebbe prevedere un costante miglioramento delle conoscenze del lavoratore e di conseguenza del livello occupazionale raggiunto, sia per quanto riguarda il profilo economico sia per quanto riguarda quello delle competenze professionali.

Se utilizzato in modo corretto, il lavoro flessibile è un modo di lavorare che si adatta alle esigenze del dipendente, come lavorare da casa, avere orari di inizio e fine della giornata lavorativa flessibili, condividere il lavoro o accedere al lavoro part-time in particolari fasi della propria vita personale e professionale.

La flessibilità in senso più lato è intesa in termini di orario, sede di lavoro e mansione: come disponibilità, rispetto alle esigenze e richieste del datore di lavoro, o ad un trasferimento della sede di lavoro.

In Italia esistono diverse forme di lavoro flessibili previste per legge.

Il concetto di flessibilità rischia di trasformarsi in instabilità e precariatoquando questo si traduce ad esempio nella mancanza di continuità nella partecipazione al mercato del lavoro e nella mancanza di un reddito adeguato per la pianificazione della propria vita presente e futura.

Secondo l’ultimo report annuale Global Workspace Survey di IWG, il 30% degli intervistati rinuncerebbe a ferie e permessi pur di poter scegliere il luogo da cui lavorare, mentre per il 50% le forme di flessibilità previste da un’azienda sono valutate con un’importanza maggiore del prestigio dell’azienda stessa. Un dato che conferma l’importanza strategica della flessibilità per attrarre talenti e aumentare la produttività.

Continua su: Coworking, smart working e flessibilità: il vocabolario del lavoratore digitale

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