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Alcune delle vignette di Joaquín Salvador Lavado, meglio conosciuto come Quino, che ci lascia oggi a 88 anni, restano nella memoria collettiva di chi è cresciuto con la sua Mafalda, di generazione in generazione.

Eccola allora, la bambina con la frangia nera e il fiocco rosso, giovane argentina — a Buenos Aires la sua statua siede su una panchina del quartiere San Telmo. La possiamo immaginare davanti a un mappamondo mentre commenta il modo di fare dei grandi e accarezza la sua Terra per dirle che andrà tutto bene. Oppure che immagina di essere all’Onu e parlare alle nazioni, dal basso della sua sediolina, mentre pensa scandalizzata come si possa permettere a un’epoca tanto crudele di esistere. Una Greta Thunberg ante litteram. Ma poi scherza, gioca in strada con gli amici, ne ritrae uno partendo da una scarpa e da una carota (è Felipe, il sognatore), o ancora punzecchia i genitori con le sue domande innocenti e spiazzanti.

E pensare che era nata, nel 1962, per essere una pubblicità di una ditta di elettrodomestici, la Mansfield, da cui Mafalda. Insomma, doveva essere un personaggio comico da usare come scusa per mostrare come fosse vivere in una casa dotata di lavatrice e frigorifero. I quotidiani la rifiutarono, tempo due anni e risorse con una dignità tutta nuova: niente trovate pubblicitarie, ma solo lei, la nostra Mafalda.

Così dal 1964, sul giornale Primera Plana, al 1973 le vignette di Quino, strisce giornaliere, conquistano il mondo e vendono milioni di copie: suo bersaglio la dittatura, la corruzione, la perdita d’innocenza, ma anche la crescita, l’infanzia e l’amore fraterno. I suoi disegni però torneranno ad apparire in vario modo anche negli anni seguenti: due serie a cartoni animati, un film di poco successo, una raccolta di inediti, per arrivare al 2006, con l’ultima vignetta in assoluto, uscita per Repubblica durante lo scandalo Berlusconi, per dire all’ex premier: “Non sono una donna a sua disposizione”.

Quino soffriva di vista e dall’anno scorso era ormai quasi cieco e costretto sulla sedia a rotelle. Sua moglie, Alicia Colombo, era morta nel 2017. Aveva così deciso di tornare nella sua città natale, Mendoza, sempre in Argentina, dove era nato nel 1932 e dove, grazie a suo zio illustratore, aveva sviluppato la passione per il disegno. Negli anni Quino ha girato il mondo, vivendo a Milano nei Settanta e riuscendo ad ottenere nei Novanta la cittadinanza spagnola.

Sui social, come accade per ogni morte celebre, l’affetto di numerose generazioni di lettori e, in questo caso, anche di illustratori e vignettisti, come Vauro, si esprime ricondividendo i ricordi dei momenti trascorsi con le sue vignette o con sobri addii.

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