Se Facebook ribadisce il suo impegno nel contrastare contenuti di intolleranza razziale e discorsi inneggianti all’odio attraverso una lettera del suo responsabile della comunicazione, la concorrenza non rimane con le mani in mano e si premunisce contro possibili boicottaggi anche nei suoi confronti, con la speranza forse di intascare parte dei soldi degli inserzionisti persi per strada da Menlo Park.

Nel giorno in cui la sospensione degli investimenti pubblicitari di tante aziende su Facebook e Instagram prende ufficialmente il via (tra i nomi che si sono aggiunti alla lista nelle ultime ore figurano, tra gli altri, Ford, Lego, Microsoft, Adidas, Reebok e HP), Nick Clegg, Vice Presidente Global Affairs & Communications di Facebook, sottolinea in un blog post, dal titolo inequivocabile “Facebook non trae vantaggi dall’odio”, l’impegno massimo della piattaforma nel rimuovere quei contenuti d’odio a sfondo razziale (e non solo) che hanno dato il là alla campagna“Stop Hate for Profit”.

“Purtroppo, tolleranza zero non significa zero casi. Con così tanti contenuti pubblicati ogni giorno, sradicare l’odio è come cercare un ago in un pagliaio”, ammette Clegg. “Investiamo miliardi di dollari ogni anno in persone e tecnologie per mantenere la nostra piattaforma sicura. Abbiamo triplicato, sono più di 35.000, le persone che si occupano di sicurezza. Siamo pionieri nella tecnologia dell’intelligenza artificiale per eliminare i contenuti di incitamento all’odio su larga scala”. Insomma, “stiamo migliorando, ma non possiamo compiacerci. Ecco perché abbiamo recentemente annunciato nuove policy e nuovi prodotti per garantire che tutti possano stare al sicuro, rimanere informati e, in ultima analisi, usare la propria voce dove conta di più: il voto. Questo include la più grande campagna di informazione degli elettori nella storia degli Stati Uniti, con l’obiettivo di registrare quattro milioni di elettori, e aggiornamenti delle policy volte a reprimere la soppressione degli elettori e a combattere i discorsi di incitamento all’odio. Molti di questi cambiamenti sono il risultato diretto del feedback della comunità dei diritti civili. Continueremo a lavorare con loro e con altri esperti mentre adegueremo le nostre policy per affrontare i nuovi rischi che emergono”.


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