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Costringere gli amministratori dei gruppi ad approvare manualmente ogni post da pubblicare sulla propria pagina. Questa è la ricetta con cui Facebook prova a placare il flusso di messaggi che mettono in dubbio i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, evento che da quasi una settimana sta catalizzando l’attenzione degli iscritti (non solo americani).

Nonostante l’assegnazione degli stati, molti sostenitori di Donald Trump continuano a seguire il proprio leader e non riconoscere la vittoria di Joe Biden, diffondendo testi che violano la policy della piazza virtuale di Mark Zuckerberg.

Sorveglianza speciale per due mesi

Mettendo la pratica davanti alla teoria, Facebook non ha annunciato iniziative bensì avviato un programma ad hoc che consiste nel monitorare gruppi, pubblici e privati, colpevoli di non aver rispettato gli standard per la pubblicazione. Chi finisce nel mirino del social dovrà rispettare una sorta di “libertà vigilata” in salsa social per 60 giorni, con i responsabili del gruppo chiamati a visionare, ed eventualmente modificare oppure cassare, i post degli iscritti. Un passaggio delicato, questo, perché serve attenzione, pena il possibile oscuramento dello stesso gruppo, qualora si continuasse a pubblicare contenuti offensivi e contro i requisiti previsti.

E va tenuto a mente pure che gli amministratori dei gruppi non possono contestare la decisione della piattaforma, ma accettarla e iniziare a rigare dritto dopo aver ricevuto la comunicazione circa l’avvio del periodo di sorveglianza. Una conseguenza non così scontata, tanto che qualcuno – come un gruppo pubblico di Aberdeen, cittadina da meno di 20.000 anime dello stato di Washington che si affaccia sull’Oceano Pacifico e si trova a 60 chilometri da Portland – è intenzionato a…


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