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Gli influencer potranno presto indossare abiti digitali per le loro campagne su Instagram (e non solo) 5

Nell’era degli influencer in cui le tendenze cambiano alla velocità della luce arriva l’abbigliamento digitale. Ecco di cosa si tratta

Li compri, pubblichi una foto sul profilo Instagram e vengono addirittura modellati addosso al corpo. Unica pecca è che non arriveranno mai a casa come un qualunque altro capo di abbigliamento comprato online.

Si tratta dell’abbigliamento digitale, intere collezioni di capi esclusivi progettati e sviluppati in 3D che in realtà non esistono fisicamente ma solo digitalmente.

Nel mondo dei fashion influencer che hanno fatto dei loro outfit il loro cavallo di battaglia e la loro unica ragione di vita, c’è chi ha pensato che quel vestito da urlo indossato nell’ultimo post su Instagram, molto probabilmente finirà sul fondo di un guardaroba infinito, oppure verrà reso al mittente.

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Come nasce l’abbigliamento digitale

È da questa idea che è nato il progetto del retailer norvegese Carlings di sviluppare un’intera collezione di capi d’abbigliamento digitali. Sì, avete capito bene.

Si comprano su un vero e proprio eCommerce per una cifra tra i 20 e i 30 euro, si carica una foto sul sito che consente al software di modellare il capo addosso al proprio profilo, ma a casa non si riceverà mai nulla. Unico scopo è quello di avere un nuovo #ootd da postare su Instagram.

Sempre più Instagram rappresenta una vera e propria passerella virtuale, in grado di influenzare milioni di persone nei gusti e negli acquisti. La moda si è trasferita dalle strade delle metropoli ai social, dove gli utenti si esprimono nei modi più incredibili.

E quello che è successo nei primi mesi dal lancio della piattaforma di digital clothing di Carlings potrebbe essere solo l’inizio di un fenomeno che va al di là del semplice gaming.

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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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