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Non c’è dubbio: gli abiti delle principesse Disney sono bellissimi. Hanno ispirato vestiti da sposa, cosplay in grande stile e fatto sognare generazioni di spettatori ma, certo, non sono esattamente fedeli al periodo storico dei film in cui appaiono.

Da qui l’idea di Alessio Manna, studente dell’accademia di moda di Napoli, di adattare gli abiti e le acconciature perché fossero in maggiore sintonia con il secolo di ambientazione di ogni fiaba. Il risultato è uno stile molto diverso (più ricco ed elaborato nella maggior parte dei casi) che rende le principesse più distanti e forse ci fa capire perché gli animatori abbiano optato per una linea più semplice e universale. Il lavoro accuratissimo di Manna è interessante proprio per questo: apre una ‘sliding door’ sul differente design che la Disney avrebbe potuto adottare e sul diverso impatto che avrebbero potuto avere le principesse ai nostri occhi.

“Da amante della Disney e dei costumi d’epoca mi sono sempre chiesto come sarebbero stati i classici Disney se le protagoniste avessero indossato degli abiti che rispecchiassero il loro periodo storico”, ha raccontato Alessio Manna a Mashable Italia. “L’idea di questa serie è arrivata per caso, mentre ‘giocavo’ su photoshop con l’immagine di Cenerentola con l’abito rosa. Da lì ho creato anche le altre principesse”, ha spiegato. Le immagini sono poi state condivise sul gruppo Facebook di Impero Disney riscuotendo un’ottima risposta dagli altri fan.

Vediamo, uno per uno, tutti gli abiti creati da Alessio Manna per questa serie di disegni da lui ribattezzata “Disney Magical Wardrobe”.

Biancaneve (Biancaneve e i sette nani)

La prima principessa Disney fu realizzata nel 1937 e rispecchia alcuni aspetti tipici della moda dell’epoca, per esempio l’acconciatura. I due abiti che la protagonista indossa (il più famoso, in giallo e blu, e quello fatto di stracci, con cui incontra il principe nella prima scena) si rifanno, secondo Alessio Manna, al XVI secolo, anche se in una versione semplificata.

Lo studente di moda ha quindi scelto di restituire, nel tipo di stoffa e nel taglio, lo stile di quegli anni, mantenendo inalterati i colori e il più possibile la forma dell’abito (come nel caso delle maniche a palloncino del vestito principale).

Sopra il noto abito blu, giallo e rosso di Biancaneve. Sotto, la versione più storicamente corretta di Manna
Grazie a uno studente di moda ora le principesse Disney hanno abiti adatti al loro periodo storico (mashable.it) 5
La versione di Alessio Manna diell’abito “di stracci” con cui Biancaneve appare nelle prime scene

Cenerentola (Cenerentola)

Cenerentola, protagonista dell’omonimo classico Disney del 1950, indossa tre abiti durante il film. Il primo è quello con grembiule e toppe utilizzato quotidianamente per le faccende domestiche; il secondo è quello rosa, ereditato da sua madre, e rimodernato dai topini per permetterle di partecipare al ballo; l’ultimo è quello da sogno, creato per lei dalla fata Smemorina.

Alessio Manna ritiene che l’epoca di riferimento per questi abiti si possa far risalire intorno al 1860-1870 e da lì è partito per le sue versioni più storicamente accurate. Ecco allora che compaiono corpetti più evidenti, acconciature più eleborate e più accessori.

 
La versione di Alessio Manna dell’abito di stracci, utilizzato per le faccende domestiche

L’abito di stracci di Cenerentola, usato per le faccende domestiche
Grazie a uno studente di moda ora le principesse Disney hanno abiti adatti al loro periodo storico (mashable.it) 6
La versione di Manna dell’abito rosa appartenuto alla madre di Cenerentola, che i topini rimodernano per il ballo
 
L’abito da ballo creato dalla Fata. Sopra, quello immaginato dagli animatori Disney, sotto la versione…


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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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