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Se con la Brexit la Gran Bretagna si richiude su se stessa, il Guardian fa l’opposto e lo mette in risalto con una campagna di marketing.

Il quotidiano ha lanciato ieri l’operazione ‘Hope has no borders’ con cui riafferma l’impegno a coprire ogni aspetto della realtà europea, dalle  istituzioni all’economia, cultura, persone.

Ai lettori europei è dedicato un nuovo spazio in home page, la serie di articoli ‘This is Europe’, la newsletter settimanale omonima che viene rilanciata in questa occasione ed eventi live in vari paesi oltre Manica.

“Il Guardian è un gruppo editoriale europeo con uno stretto rapporto con le sue vaste e impegnate audience in Europa”, scrive la direttora Katharine Viner nel suo editoriale. “Crediamo che i lettori, da Parigi a Porto, da Madrid a Monaco, vogliano un’informazione che cerca di capire meglio il nostro continente ed esplorare le soluzioni alle crisi”.

La campagna, firmata dall’agenzia interna Oliver, è partita dalla stazione londinese di St. Pancras, da dove partono e arrivano gli Eurostar, con il takeover di tutti e 36 gli schermi con il messaggio ‘Hope has no borders’, declinazione europeista della campagna di brand ‘Hope is power’. I vari soggetti, ripresi anche sui social media e online, evidenziano che i problemi del momento non hanno frontiere: la crisi climatica, l’ineguaglianza e così via. Nelle stazioni degli Eurostar a Londra, Parigi e Bruxelles sono state distribuite copie del giornale con la sovracopertina a titolo ‘This is Europe’ e proseguirà a bordo dei treni per le prossime due settimane.

Il Guardian ha un folto pubblico di lettori europei, in crescita costante dal 2016: il traffico al sito extra Uk è raddoppiato da quattro anni a questa parte e oggi conta una quota del 16% sul totale su base mensile. Dopo lo Uk, i paesi da cui proviene la maggior parte del traffico sono, nell’ordine, Germania, Irlanda, Francia, Olanda, Spagna, Italia, Svezia, Norvegia, Svizzera, Belgio. Il 15% dei ricavi da membership del Guardian viene dai lettori europei, l’11% in più rispetto al 2016, e almeno un quarto degli iscritti alla newsletter Guardian Weekly arrivano dall’Europa.


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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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