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Metropolitana, sala d’attesa del medico, ristorante in attesa del pranzo. Un momento di noia come tanti, e il dito, smartphone alla mano, va quasi automaticamente verso una familiare icona rosa.

Ma nel momento stesso in cui clicchi e il tuo feed di Instagram ti appare in tutta la sua abbagliante, fintissima bellezza, sai già di esserne stufo. Sai che le prossime 10, 20, 100 foto che vedrai saranno tutte identiche. E sai che, paradossalmente, tu posterai probabilmente qualcosa di molto simile.

Ognuno si è creato nel tempo il proprio personale paradiso-inferno instagrammiano: l’amante dell’arte avrà la sua personale raccolta di persone che guardano quadri nei musei nel proprio feed; gli appassionati di food saranno circondati da cibo che neanche un baccanale; chi è dedito ai viaggi, beh… ci siamo capiti.

Se poi si ha in sorte di lavorare con Instagram, che sia come social media manager, come influencer, come blogger, come praticamente-qualsiasi-professionista-che-cerchi-visibilità-online, allora la faccenda si fa seria.

Perché chi non fa del mitico social network di immagini un semplice mezzo di svago ma anche un tool di lavoro, vedrà cose che voi umani non potete neanche immaginare. E dovrà prendere parte a sua volta del meccanismo visto sopra di immagini perfette e patinate, perché il Dio Algoritmo detta le sue leggi, e i fruitori dei social per avere successo devono adeguarsi.

Sorgente: Instagram ci ha trasformati tutti in venditori e marketer (ma forse c’è ancora speranza)

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