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Sinatra, Elvis e Chuck Berry sono emblematici della musica degli anni ’50, ma qual è l’equivalente degli anni ’90? Se l’è chiesto Pudding, che ha messo in piedi un progetto che gira intorno al tema di come viene ricordata la musica dalle varie generazioni che si sono succedute nel tempo. Grazie a ben 3 milioni di dati, raccolti tramite un quiz online circa il conoscere, o meno, migliaia di brani, il sito è arrivato a costruire una serie di diagrammi che dicono quali, concretamente, sono i brani che possiamo considerare come classici dagli anni ’90 in poi.

Di fatto, per l’industria musicale può essere importante quantificare il modo in cui la musica viene tramandata da padre in figlio, da adulti ad adolescenti. Nel 2020, siamo nel mezzo di un momento cardine per quelli che sono stati gli anni ’90, periodo di forti scossoni musicali, che hanno influenzato parte della produzione successiva.

Wannabe delle Spice Girls è molto conosciuta dalla Generazione Z rispetto a No Scrubs delle TLC

Famoso oggi, meno domani

Utilizzando i dati di riconoscimento raccolti, Pudding ha iniziato a definire un canone. Innanzitutto, è importante comprendere le tendenze generali nei dati. Ad esempio, la conoscenza di “No Diggity” dei Blackstreet raggiunge il picco tra le persone nate nel 1983, che avevano 13 anni quando il brano ha debuttato nel 1996. C’è un lento calo tra le persone che non erano completamente senzienti quando era in cima alle classifica, individui intorno ai 5 anni o meno. Il tasso è un indicatore del fatto che “No Diggity” stia sopravvivendo alla prova del tempo. Un indice di decadimento più lento è la prova che una hit fa davvero parte della memoria collettiva.

Diamo un’occhiata a un altro esempio della metà degli anni Novanta: “The Sign” degli Ace of Base. Simile a “No Diggity”, si nota il declino della conoscenza di “The Sign” tra le persone che avevano 5 anni quando è stato rilasciato nel 1993. Quella sotto è una tabella di tutte le canzoni che sono state riconosciute da oltre il 90% delle persone che avevano tra i 13 e i 15 anni quando ha debuttato. Tra queste, “Ironic” di Alanis Morissette è vicina al 100%.

La Generazione Z non conosce tante hit anni x2790 ma -
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La conoscenza di “Ironic” si avvicina al 100% degli ascoltatori che avevano tra i 5 e i 12 anni all’uscita

Il tasso di dimenticanza

La conoscenza di ogni canzone si erode ogni anno che passa. Questo è il motivo per cui non dovremmo essere scioccati dal fatto che solo il 17% della Generazione Z, i 13enni e 22enni di oggi, conoscano “To Be With You” di Mr. Big, ossia un successone che non è raro ritrovare nelle liste di Spotify di tanti cultori del rock in quanto tale. Percentuale che sale al 55% per i Millennial (nati tra il 1981 e il 1995) e all’88% per la Generazione X, tra i 39 e i 54 anni.

Ci sono adolescenti che se ne vanno in giro ascoltando per la prima volta “Bohemian Rhapsody” ed è una parte normale del processo di invecchiamento della musica. Se prendiamo un successo più recente, culturalmente pervasivo, come “Despacito”, ci aspettiamo che qualcuno nato oggi, nel 2020, probabilmente non lo riconoscerà tra vent’anni.

Un successo, solo in quell’anno

Poi ci sono brani che sembra possano durare per sempre e che invece durano una stagione o due. Ed è il caso di “Wild Wild West” di Will Smith. Nel 1999, è stata la canzone dell’estate. Eppure sta svanendo molto più velocemente di qualsiasi altro…


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