La fotografia che emerge dalla ricerca appena pubblicata da Federprivacy a proposito del rispetto delle regole della privacy nelle app di giochi per bambini è allarmante.

L’istantanea è quella di un contesto nel quale la privacy dei più piccoli è in pericolo. Su 500 app analizzate, 18 sono risultate senza informativa, 47 prive di un recapito di contatto utilizzabile per far valere i diritti che la disciplina vigente riconosce alle persone cui si riferiscono i dati e 87 prive dell’indicazione di un responsabile della protezione dei dati (DPO).

Senza dire che i fornitori di quasi la metà delle app in questione sono stabiliti – sempre stando alla ricerca – in Paesi da considerarsi, sebbene con gradazioni diverse, non sicuri o meglio, almeno sulla carta incapaci di offrire adeguate garanzie dal punto di vista della privacy.

Tante – a prescindere dalle 55 app battenti bandiera americana – le app gestite da società cinesi, coreane, russe, turche o ucraine.

E tutte quelle in questione, con una manciata di eccezioni, contengono quantità industriali di tracciatori, ovvero di strumenti che, con finalità diverse, da quelle tecniche più necessarie e meno invasive a quelle commerciali identificano l’utilizzatore dell’app. Consentono a chi li gestisce di tracciarne un profilo destinato, il più delle volte, a essere utilizzato per finalità commerciali ovvero per inserire l’utente nel target di questa o quella campagna pubblicitaria.

Quasi 200 tra le 500 app esaminate portano a bordo più di undici tracciatori diversi e, in generale, il numero complessivo dei tracciatori identificati diviso per le 500 app racconta di una media di oltre 9 tracciatori per ogni singola app.

I dati dei bambini, insomma, fanno gola e molto al mercato che non rinuncia a raccoglierli e trattarli utilizzando le stesse tecnologie che utilizza per tracciare i comportamenti online dei più grandi.

E non basta perché la ricerca racconta anche che la pressoché totalità delle app esaminate richiede ai piccoli utenti una serie di permessi di accesso a una serie amplissima di funzionalità dei loro smartphone: alla cam, alle fotografie, al microfono, alla geoloclizzazione o alla rubrica telefonica.

Ma dati a parte, il quadro complessivo che ne esce è di un settore o, forse, di un mercato, nel quale la particolare debolezza e vulnerabilità dei consumatori in ragione della loro età non basta a suggerire ai professionisti che vi operano accortezze, cautele, autolimitazioni capaci di garantire la massima tutela dei più piccoli. Almeno il diritto al gioco sicuro dovrebbe esser loro garantito nella misura più elevata possibile come, peraltro, suggerisce la disciplina europea e nazionale in materia di privacy.

Almeno i bambini rispettiamoli.

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