I mesi di isolamento a causa del Coronavirus hanno portato le piccole e medie imprese italiane ad accelerare un cambiamento che finora avevano affrontato solo in parte. La paura di una crisi che per molte di esse potrebbe essere fatale ha spinto diverse pmi a sfruttare tutte le possibilità offerte dal digitale per riuscire a sopravvivere. Vendite online, servizi di delivery, social media, pagamenti digitali: se durante il lockdown sono stati l’unico modo per andare avanti, anche ora, nella lunga fase di convivenza con il virus, continuano a essere fondamentali. Per venire incontro ai clienti che non si fidano ancora di maneggiare spiccioli e banconote, di provare i vestiti nel camerino, di cenare spesso al ristorante. E che si sono trovati bene ad acquistare con un clic e a pagare attraverso un link.

Ristoranti, gelaterie, barbieri, palestre e personal coach, aziende di cosmetici e di giochi per l’infanzia. Negozi di abbigliamento, artigiani, piccole aziende nell’industria e nei servizi. Tutti hanno fatto passi avanti nella digitalizzazione. “Le Pmi italiane contribuiscono in modo importante al fatturato del paese. Il lockdown è stato per loro un momento di forte stress prevalentemente finanziario, dovuto alla contrazione della domanda e dei mercati”, spiega Giorgia Sali, ricercatrice senior dell’Osservatorio Innovazione digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano. “Sono partite con una dotazione digitale insufficiente per affrontare il periodo dell’isolamento. Tuttavia, le caratterizza la resilienza: come hanno superato la crisi del 2007-2008 anche stavolta sono riuscite a fare molto bene”.

Illustrazione: Eleonora Pepe

Molte hanno introdotto innovazioni tecnologiche nell’organizzazione interna per favorire lo smartworking. “Dal lato cliente, i dati non sono ancora aggiornati ma sicuramente durante il lockdown c’è stata una crescita dell’ecommerce, anche fra le imprese locali e gli esercenti di quartiere. Il settore food, tradizionalmente più lontano dalla vendita online, ha potenziato le pagine social e l’advertising, avvicinandosi, in molti casi per la prima volta, ai canali digitali sia di vendita che di comunicazione e dialogo con i clienti”, continua Giorgia Sali.

Un esempio è il racconto di Niccolò Bencini, confondatore di Barberino’s, piccola impresa in rapida crescita che mira a far rivivere ai clienti l’atmosfera delle antiche barberie italiane. “Quando è cominciato il lockdown, abbiamo avuto subito chiaro che non potevamo restare a guardare quello che sarebbe successo in modo passivo. Abbiamo dovuto chiudere i negozi fisici ma dovevamo in qualche modo mantenere il rapporto con i clienti. Così, abbiamo inventato degli ‘shaving bond’ sul nostro e-commerce: i clienti potevano comprare voucher elettronici che davano diritto a tagli di capelli o rasature da utilizzare alla riapertura a un prezzo scontato. Abbiamo anche inviato video e newsletter con consigli su come gestire i propri capelli e la barba durante lockdown e creato la possibilità di consulti diretti su Zoom tra barbieri e clienti per farsi aiutare a regolare barba e capelli. Abbiamo anche investito moltissimo sul nostro shop online. L’engagement è stato positivo, le visite sul nostro sito sono esplose”.

Quando le attività hanno potuto ripartire, molte pmi hanno introdotto modalità di saldare il conto che limitassero il ricorso alle banconote considerate pericolose per la diffusione del virus. “Si sono diffuse forme di pagamento alternative sia come bonifici tramite smartphone, che crescono a tassi elevati,…


Leggi di più su: it.mashable.com

Annunci

Leave a Reply

×

Benvenuto!

Ciao. Clicca sull'icona dell'operatore per aprire una chat.

×
Share via
Copy link