Podcast d’autore, stories per avvicinare i fan agli artisti preferiti e nuove funzionalità per permettere a chi crea contenuti di monetizzare la propria ispirazione. Per la seconda rivoluzione di Spotify, il Ceo Daniel Ek ha le idee più chiare rispetto a quindici anni fa, quando insieme a Martin Lorentzon intuì le potenzialità di servizio per l’ascolto di musica in streaming (poi lanciato nel 2008).

A tre lustri di distanza, quell’idea si è trasformata nel più grande player di un mercato in costante ascesa, con più di 4 miliardi di playlist e soprattutto 345 milioni di utenti attivi, 155 milioni dei quali pagano l’abbonamento mensile per la versione Premium (dai 4,99 euro per gli studenti ai 15,99 euro per l’opzione Family), priva di spot pubblicitari che si alternano all’ascolto di chi fruisce del modello gratuito (nella foto in alto altri numeri relativi alla piattaforma).

Le principali novità in arrivo

Ma se questa è storia nota, il futuro è da scrivere e Spotify punta a farlo puntando sulla diversificazione dei contenuti e degli introiti per le sue casse e per quelle degli artisti e creatori che riempiono la libreria del servizio nato in Svezia. Le novità in arrivo sono tante e passano dal lancio di una versione HiFi, con compressione lossless che consentirà di ascoltare tracce “con una qualità del suono tipica del CD” che debutterà entro l’anno, dalla penetrazione in altri 80 mercati con il servizio disponibile in 36 nuove lingue (col totale che supererà quota 173 mercati e 60 idiomi) e una serie di podcast esclusivi che coinvolgono grandi nomi, a partire dall’accoppiata Barack Obama-Bruce Springsteen – artefici di otto episodi in cui chiacchierano delle rispettive esperienze e del destino del mondo…


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