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La Facial Recognition è, al momento, solo una tecnologia che potrà, in futuro, essere adottata rispettando le limitazioni imposte per legge dalle UE.
Ma le cose stanno davvero in questo modo?

Dal punto di vista delle organizzazioni europee, certamente. I leader dell’Unione Europea stanno prendendo in considerazione il divieto di utilizzare il riconoscimento facciale negli spazi pubblici per un massimo di cinque anni, fino a quando non saranno introdotte garanzie per mitigare i rischi della tecnologia, secondo il white paper reso pubblico da organi di stampa in questi giorni.

Basandosi sulle rigide leggi sulla privacy esistenti in Europa, un “futuro quadro normativo potrebbe andare oltre e includere un divieto a tempo limitato sull’uso della tecnologia di riconoscimento facciale negli spazi pubblici”, afferma la bozza del “libro bianco” che sarà sottoposta al Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, e agli altri commissari nel corso di una riunione a metà febbraio.

“Ciò significherebbe che l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale da parte di attori privati o pubblici negli spazi pubblici sarebbe vietato per un periodo definito (ad esempio 3-5 anni) durante il quale una solida metodologia per valutare gli impatti di questa tecnologia e le possibili misure di gestione dei rischi potrebbe essere identificato e sviluppato “, aggiunge il documento.

D’altro canto, la nuova leadership dell’UE, che è entrata in carica a dicembre, aveva annunciato che avrebbe avviato la legislazione per la tecnologia AI entro i suoi primi 100 giorni di mandato, sperando di rendere l’Unione la prima regione al mondo con leggi che disciplinano le tecnologie emergenti.

Come primo passo, Bruxelles pubblicherà il ‘white paper’ alla fine di febbraio, come anticipato, spiegando diverse opzioni su come procedere. Successivamente, l’UE impiegherà diversi mesi a raccogliere feedback dall’industria, dalla società civile e dai governi nazionali, secondo i funzionari coinvolti nel processo; entro la fine dell’anno non sono previste leggi severe.

La bozza del documento presenta un dettagliato regolamento per diverse applicazioni di intelligenza artificiale che si pone in netto contrasto con le linee guida non vincolanti rilasciate dal governo degli Stati Uniti all’inizio di questo mese, in cui la Casa Bianca ha esortato un approccio pratico alla regolamentazione dell’AI

Per la situazione,a livello globale, è decisamente meno rosea, dunque. Senza arrivare agli eccessi della Cina, dove il riconoscimento facciale è già largamente utilizzato dalla polizia e dalle autorità locali, l’atteggiamento degli Stati Uniti presenta un laissez faire che rischia di scontrarsi con le norme che la UE sta pensando di implementare.

La minacce, per la comunità che ha implementato il DPR influenzando su questo aspetto la comunità mondiale, per lo meno quella occidentale, non sono di basso livello. Senza scomodare di nuovo la Cina, paese dove l’individuo è già sottoposto alla valutazione da parte dell’AI dei suoi atteggiamenti pubblici, e dove basterebbe davvero poco per far arrivare la sanzione alla scomparsa totale dell’individuo, privato dei suoi diritti, del suo conto in banca e dell’accesso agli eCommerce, della sua esistenza social e dell’uso del denaro contante, basta guardare alla rapidità di sviluppo dell’AI e del riconoscimento facciale per comprendere che di tempo per intervenire ne è rimasto pochissimo.

Basti pensare a servizi come Amazon Rekognition, offerti gratuitamente per fare avanzare l’utilizzo dell’AI, per rendersi conto che non c’è più tempo da perdere. Dichiarazioni come quelle contenute nel white paper: “Il quadro normativo per l’intelligenza artificiale deve essere coerente con gli obiettivi generali dell’approccio europeo all’intelligenza artificiale”, rischiano di suonare come affermazioni di puro principio. E se davvero si vuole “promuovere la capacità di innovazione dell’Europa in questo nuovo e promettente settore, garantendo allo stesso tempo che questa tecnologia sia sviluppata e utilizzata in modo da rispettare i valori e i principi europei” è il caso di mettersi subito all’opera. Se faremo ancora in tempo.




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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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