L’Italia è chiusa in casa (o almeno dovrebbe esserlo) da una settimana circa: non si può andare al ristorante, o al cinema, non si può fare shopping per strada. La nostra vita in pochi giorni è cambiata e si è ritirata dentro le mura domestiche.

Come esperti di e-commerce ci siamo chiesti quanto questo cambiamento sociale impattasse sui consumi e se questi ultimi subissero a loro volta un cambiamento. Sebbene viviamo un periodo di ansia generale a causa dell’epidemia, l’impatto sulle vendite potrebbe non essere così negativo, se consideriamo alcuni settori e alcuni canali distributivi. Abbiamo pertanto provato ad approfondire la questione. Come perimetro abbiamo scelto più di 80 brand relativi a 5 categorie: Grocery, Giochi e Giocattoli, Libri, Benessere&Pharma, Kitchen Appliance e Design. Il data range analizzato parte dal 16 febbraio (data in cui non si registravano ancora casi) al 14 marzo, con particolare focus per la settimana del lockdown (dall’8 al 14 marzo). Per poter avere una settimana intera di analisi questa ricerca non è stata pubblicata prima. Come fonte dati abbiamo utilizzato principalmente la piattaforma proprietaria di Xingu AmaZoo e Google Trends per le ricerche su Google.

Partiamo dalle ricerche. Le ricerche crescono sia su Google che su Amazon a partire dal 21 febbraio, data in cui viene annunciato il primo caso di COVID19 in Italia. Ma, come segnalano i trend Google, le prime a crescere sono le ricerche legate a mascherine e amuchina, che poi si riducono fortemente dopo il primo weekend. Leggiamo invece un secondo picco a partire dal 9 marzo, data di lockdown della Lombardia e delle 14 province più interessate, che coinvolge sia la ricerca di mascherine e beni simili sia la spesa online.




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