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“Mio fratello è figlio unico, perché non ha mai criticato un film senza prima vederlo”. Ironizzava così Rino Gaetano, compianto cantautore calabrese, sulle (cattive) abitudini degli italiani. Giudicare un libro dalla copertina, o, come in questo caso, un film dalla locandina può essere precipitoso, ma talvolta irresistibile.

Lockdown all’italiana” è la nuova commedia in stile ‘cinepanettone’ fuori stagione, che vede l’esordio alla regia di Enrico Vanzina dopo la recente scomparsa del fratello Carlo. Uscirà al cinema il 15 ottobre, ma sta già facendo parlare di sé. Vuoi perché si preannuncia l’ennesimo esemplare di un filone cinematografico ormai in declino; vuoi perché la scelta del cast non scalda i cuori (Ezio Greggio e Ricky Memphis in particolare non rappresentano proprio una ventata di novità per il genere); vuoi ancora perché la trama, due coppie disamorate costrette a convivere in quarantena con tanto di tradimenti e scambi amorosi, preannuncia un film già visto (e rivisto).

Stavolta però c’è una miccia in più che fa esplodere le polemiche, si tratta del contesto in cui la storia è ambientata: è l’Italia dell’esplosione del Covid-19; l’Italia della quarantena, degli imprenditori in crisi, dei camion con le bare e degli oltre 35 mila morti.

Che c’è da ridere? Se lo chiedono in molti sui social, e tanti hanno deciso di criticare in modo anche aspro la scelta di ironizzare su un periodo così buio della nostra storia.

Le ferite provocate dal lockdown non sono rimarginate per tutti, molte persone stanno ancora scontando gli effetti di una pandemia in corso e di un’emergenza che nessuno può dire con certezza quando finirà; si potrebbe dire che l’ironia arriva nel momento meno opportuno, soprattutto considerando il…


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