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Perché il peso è – ancora – così importante? Il dibattito su body e fat shaming è infatti tuttora attualissimo. Nonostante i passi da gigante compiuti verso la body positivity, l’immagine imposta dalla società continua a dipingere l’idea del magro come giusto e vincente, a discapito di qualsiasi altra forma fisica.

Amy Erdman Farrell, che insegna Gender studies al Dickinson College di Carlisle, in Pennsylvania, ha deciso di porre la questione al centro della sua indagine, diventata un libro. Il 4 novembre esce “Fat Shame: lo stigma del corpo grasso”, edito da Tlon, che esplora i significati dell’essere sovrappeso nella cultura occidentale. Il testo, è il primo pubblicato nel nostro Paese che affronta questa forma di discriminazione, per coglierne le implicazioni che si riversano sulle varie categorie sociali, e per imparare a contrastarne gli attacchi che ne derivano.

Il corpo come spazio di lotta

Pensando allo “stigma del grasso”, la prima cosa a cui si pensa è il corpo femminile, da sempre spazio di lotta. Le donne attraverso i secoli hanno dovuto combattere con una società che intende il loro corpo come oggetto delle pretese altrui, mentre ora è tempo anche per i corpi più in carne di rivendicare una legittimità che finora è stata loro negata. La prefazione del libro è stata scritta dalle “Belle di faccia”, Chiara Meloni e Mara Mibelli, che contano quasi 50K follower su Instagram, e partendo dai social ricchi delle prorompenti illustrazioni della stessa Chiara, hanno creato un’associazione al centro del movimento body positive italiano, con focus su fat acceptance e fat liberation.


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