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Disney è destinata a superare Netflix per numero di abbonati e diventare la nuova piattaforma regina nel campo dello streaming. Guardando i dati attuali la previsione può apparire azzardata, considerando che lo scorso gennaio l’azienda guidata da Reed Hastings è salita a quota 203,7 milioni di spettatori paganti.

Dall’altra parte, invece, Disney+ ha annunciato la scorsa settimana di aver oltrepassato quota 100 milioni di abbonati, cifra equivalente a meno della metà dei rivali californiani, conquistata però in soli 16 mesi dal lancio avvenuto a fine 2019 (la società aveva stimato in cinque anni il tempo necessario per arrivarci).

Un incremento clamoroso se confrontato al decennio che è stato necessario a Netflix per toccare lo stesso traguardo, tenendo sempre a mente che nel corso degli anni le infrastrutture di rete sono molto migliorate in tutto il mondo. Non a caso, anche il passaggio da 100 a 200 milioni di clienti è stato raggiunto in quattro anni dalla stessa Netflix.

Lo streaming prima di cinema e parchi tematici

A far la differenza per Disney è il network e le scelte intraprese, anche e soprattutto in virtù della prolungata emergenza coronavirus che ha affondato gli altri asset del gruppo fondato nel 1923 da Walt e Roy Oliver Disney: le chiusure obbligate delle sale cinematografiche e dei parchi divertimenti della società, con relativi licenziamenti per circa 28.000 dipendenti (un terzo dei quali dovrebbe tornare al lavoro con la riapertura programmata – probabile ma ancora non certa – dei parchi in California, con l’amministratore delegato della compagnia, Bob…


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