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Se le tecnologie esponenziali cambiano il mondo in cui viviamo, dobbiamo guidare il cambiamento verso il migliore dei futuri possibili

In breve:

– In un periodo storico come quello attuale è indispensabile sviluppare la capacità di pensare al futuro nel modo corretto

– Moltissimi lavori sono frutto della capacità di fare previsioni e in alcuni Paesi del mondo il futuro è una materia scolastica

– Esaminare gli scenari alternativi ci permette di essere più preparati come società, ma anche come aziende. Lo dimostrano esempi come quelli di Kodak o Blockbuster

– Le tecnologie esponenziali impongono una riflessione collettiva sui futuri

Già intorno alla prima metà degli anni ’60 sugli schermi delle televisioni delle famiglie americane, e qualche anno dopo anche in Italia, comparve un primo prototipo di smartphone. Non si trattava dell’invenzione di un luminare della tecnologia ma della visione di futuro di William Hanna e Joseph Barbera, autori della storica sitcom animata di fantascienza The Jetson (in italiano I pronipoti).

Questo cartone animato, che racconta la vita di una famiglia del 2060, è un ottimo esempio di come sia possibile costruire scenari accurati di futuro: molti degli oggetti e delle innovazioni presenti nel cartone, infatti, oggi esistono davvero (dal robot aspirapolvere alla telemedicina) e la realtà creata dagli autori ci ha permesso di anticipare e comprendere meglio il nostro presente.

Ma perché è importante pensare al futuro? Quali sono i vantaggi e le opportunità che si creano con il giusto approccio all’analisi del domani?

In un periodo storico come quello in corso, caratterizzato da grandi cambiamenti, tecnologici e non solo, pensare al futuro (o meglio ai futuri) nel modo corretto, con una visione nel medio e lungo periodo, può diventare un elemento fondamentale per aziende, istituzioni e singoli individui.

Scopriamo perché.

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Perché non dovremmo più parlare di futuro ma esplorare tutti i futuri possibili 5

Il futuro come scienza

“Tutti noi pensiamo al futuro, ma non sempre lo facciamo nel modo corretto”. Questa citazione del futurologo Jake Dunagan esprime molto bene il nostro rapporto con il domani: pensare al tempo e, più nello specifico, progettare il futuro sono attività alla base della nostra evoluzione e che ci differenziano dalle altre specie animali. Basti pensare che moltissimi lavori, a partire dai più antichi come l’agricoltore o l’allevatore, sono frutto della capacità di fare previsioni.

Allo stesso tempo, però, non siamo in grado di pensare al futuro in modo sistematico e strutturato e siamo abituati a farlo solo in una prospettiva di breve termine.

Esistono metodologie e tecniche per studiare e analizzare il futuro in modo più strutturato, a partire dai segnali del presente. Non a caso “futuro”, in alcuni Paesi del mondo, è una materia scolastica, che viene insegnata ai ragazzi fin dai primi anni trascorsi tra in aula.

Analizzare il futuro non è semplice: il mondo in cui viviamo è decisamente complesso e per fare previsioni a medio e lungo termine ci manca un elemento fondamentale, le informazioni. Per questa ragione è importante utilizzare tecniche precise e tenere in considerazione tre elementi: le forze esterne, quindi il contesto in cui viviamo, le diverse possibilità e il trascorrere del tempo.

Perché non dovremmo più parlare di futuro ma esplorare tutti i futuri possibili 6

Futuri, sempre al plurale

Uno degli aspetti più importanti da considerare per una corretta previsione è quello di valutare attentamente tutte le possibilità: il futuro non è certo, ma nemmeno “unico”.

Ci sono tanti futuri possibili, alcuni sono più probabili di altri, certo, ma non per questo sono i soli che si potrebbero realizzare. Questo tipo di approccio ci consente di mettere in discussione le ipotesi di partenza, immaginare cose che non esistono ancora e creare strategie sulla base di rischi e opportunità che si prospettano. Questo tipo di lavoro non è individuale ma collettivo: solo dall’unione di più punti di vista sarà possibile costruire un’immagine di futuro plausibile.

Esaminare anche gli scenari alternativi, quelli più remoti e improbabili, ci permette di essere più preparati verso il futuro stesso, che non ci sorprenderà più come in precedenza.

In “Avengers: Infinity War”, il capitolo della saga della Marvel che precede il recente campione di incassi “Avengers: Endgame”, Doctor Strange visita oltre 14 milioni di futuri possibili, scoprendo che solo in uno di questi supereroi Marvel avranno la meglio sul loro nemico. Una possibilità a dir poco remota, dunque, ma pur sempre una possibilità.

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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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