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  • Un report rilasciato dalla società di ricerca globale Dun & Bradstreet ha analizzato le province cinesi più colpite dal virus e ha scoperto che sono strettamente collegate a un network aziendale globale.
  • I ricercatori hanno scoperto che almeno 51.000 aziende in tutto il mondo hanno uno o più fornitori diretti nella regione colpita.
  • Moody’s, intanto, ha già rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita globale, mentre la maggior parte delle aziende tecnologiche hanno riscontrato cali nella produzione.

I risultati di una nuova ricerca mostrano che il coronavirus potrebbe avere un impatto su 5 milioni di aziende in tutto il mondo.

I nuovi focolai di coronavirus in Europa (e in Italia in particolare) sono solo l’ultimo gradino di un contagio che riguarda ormai anche l’economia. L’arresto di vaste aree della Cina infatti sta già avendo impatto su tutta quella rete aziendale direttamente e indirettamente collegata con la produzione asiatica, come mostra l’analisi svolta da Dun & Bradstreet.

Le aree colpite con 100 o più casi confermati al 5 febbraio scorso ospitano oltre il 90% di tutte le attività attive in Cina, secondo il report, e circa 49.000 imprese in queste regioni sono filiali di società straniere.

Quasi la metà (49%) delle società con filiali nelle regioni colpite ha sede a Hong Kong, mentre gli Stati Uniti rappresentano il 19%, il Giappone il 12% e la Germania il 5%.

I ricercatori hanno calcolato che almeno 51.000 aziende in tutto il mondo hanno uno o più fornitori diretti o di “livello 1” nella regione colpita, mentre almeno 5 milioni hanno uno o più fornitori di “livello 2”.

L’impatto sulle imprese in Cina e nel mondo sta già trascinando le previsioni di crescita economica per l’anno. In una nota di ricerca pubblicata lunedì scorso, Moody’s ha rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita globale di due decimi di punto percentuale, prevedendo che le economie del G-20 crescano collettivamente a un tasso annuo del 2,4% nel 2020 con la Cina che scivolerà al 5,2%.

Questo con una previsione di contenimento del virus entro la fine del primo trimestre, ripristinando la “normale attività economica” nel secondo trimestre.

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Economia, quale potrebbe essere l'impatto a livello globale e nazionale 3

L’impatto del Coronavirus sulle big del Tech

Apple, Amazon e Facebook hanno tutti riconosciuto che le loro attività sono state direttamente colpite dall’epidemia globale.

Mentre il mondo si impegna per contenere la crisi della salute pubblica dovuta al Covid-19, le aziende globali stanno iniziando ad accusare il colpo, in particolare nel settore tecnologico.

La Cina – che è la seconda economia più grande del mondo – ha quasi interrotto la sua produzione di beni di consumo come telefoni, abbigliamento e automobili nelle ultime settimane. Il Paese ha adottato misure di “guerra” senza precedenti per controllare la diffusione del virus, come l’imposizione di severe restrizioni di circa 780 milioni di persone e l’istituzione di quarantene di massa nelle principali città.

Secondo quanto riportato anche dal Wall Street Journal il blocco della produzione cinese ha letteralmente fatto rabbrividire i mercati globali e sta gettando una “ombra sempre più ampia” sull’economia in generale. Ciò è particolarmente rilevante nel settore tecnologico, che dipende dalla manodopera cinese per costruire qualsiasi cosa, dai chip per computer ai componenti per cellulari. Negli ultimi giorni, la Cina ha iniziato a riaprire le sue fabbriche (nonostante le preoccupazioni per la salute pubblica) nel tentativo di riavviare la sua economia, ma i siti produttivi continuano a funzionare a una capacità molto inferiore rispetto al normale.

È ancora troppo presto per misurare il pieno impatto finanziario del virus sull’industria tecnologica, ma i primi segnali non sembrano buoni. Apple, la società tecnologica più valutata al mondo, ha dichiarato di ridurre gli obiettivi di fatturato in questo trimestre.

Tesla ha reso noto che le “epidemie sanitarie” rappresentano un rischio per la sua attività. Amazon, la cui attività eCommerce si basa sul flusso di merci tra Cina, Stati Uniti e altri Paesi, non ha rilasciato avvisi simili ma sta accumulando articoli di fornitori dalla Cina per proteggersi da future interruzioni dovute al virus.

Le società di social media – che stanno cercando di tenere il passo con una serie di iniziative per arginare la disinformazione sulle origini e sulla diffusione del virus – sono ancora finanziariamente meno colpite rispetto ad aziende come Apple poiché la loro linea di business principale non vende beni fisici. Ma anche Facebook è stata colpita, stabilendo obiettivi di produzione ridotti per le sue cuffie per realtà virtuale Oculus Quest, in parte a causa di un rallentamento della produzione cinese a causa del virus.

E praticamente tutte le principali società tecnologiche – Apple, Google, Facebook, Amazon e Microsoft – hanno…


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Dario

Dario

Dario De Leonardis esiste nell’Internet dalla fine degli anni ‘90. È stato, in ordine sparso: hacker, grafico, web developer, brand designer, analista politico, edonista, spin doctor b-side dell’hinterland tarantino, UI designer, installatore software, attivista per i diritti di tutti quelli che non vogliono togliere diritti agli altri, tecnico informatico, ghost writer, organizzatore eventi, autore satirico, cattivo da fumetto, social media strategist/manager, communication expert e modello. Da curriculum accademico sarebbe critico letterario e teatrale ma si vergogna a dirlo. Ama il cinema d’azione indocinese e il progressive rock del nord-est europa. Tendenzialmente affronta i suoi problemi con il binge watching e il sarcasmo. Sa come si scrive una È maiuscola con l'accento e non con l'apostrofo usando le combinazioni ASCII. È fortemente convinto che una cosa si possa pubblicizzare e vendere anche se non esiste realmente e che un giorno le botnet sui social svilupperanno una coscienza propria e conquisteranno il mondo.

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