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È già abbastanza difficile trovare la felicità, figuriamoci misurarla. Non ne fanno mistero neppure al Computational Story Lab dell’Università del Vermont, il centro di ricerca che si propone di analizzare la salute mentale media dei vari Paesi attraverso i nostri comportamenti sui social. Eppure ci provano, da più di dieci anni, grazie a uno strumento chiamato edonometro.

L’edonometro è un software in grado di leggere contemporaneamente milioni di messaggi inviati su Twitter e di stilare una statistica delle parole più usate, catalogate su una scala di positività. Dal 2008 ha raccolto ogni giorno un 10% casuale di tutti i tweet pubblici in dodici lingue diverse. L’obiettivo è misurare il livello di contentezza medio degli utenti su scala nazionale.

Quello che è emerso dai dati raccolti nell’ultimo anno mostra un 2020 a tinte fosche, con picchi record di “tristezza” che al momento gli valgono il titolo di annata più cupa nella pur breve storia dell’edonometro. Come riportato dal New York Times, parole come “violenza“, “razzista“, “paura” e “ansia“, si sono rivelate le più utilizzate nei tweet e nei messaggi in lingua inglese. Il che, di fronte al rischio di una guerra, all’avvento di una pandemia, a una crisi economica senza precedenti e all’esplosione di vecchi e nuovi conflitti sociali potrebbe sembrare un po’ la scoperta dell’acqua calda. Senza dati però, diceva Edwards Deming, “si è solo un’altra persona con un’opinione”.

Ciò che stupisce di più i ricercatori ha a che fare con la costanza del fenomeno depressivo degli ultimi mesi, mantenutosi quasi sempre su bassi livelli di positività. Come dichiarato da Chris Danfort, uno degli inventori dell’edonometro: “Considerato quanto sia labile la nostra capacità di rimanere focalizzati a lungo su un evento e quanto al contrario tendiamo facilmente ad adattarci a tutto, è straordinario come questo stato d’animo angosciato abbia resistito alla prova del tempo“.

Inoltre secondo i dati, il 2020 non sarebbe altro che l’apice di una netta inversione di tendenza sul fronte dell’umore generale degli utenti, divenuti negli ultimi cinque anni sempre più depressi (o ritrovatisi a parlare di argomenti sempre meno allegri e leggeri). Sembrano davvero lontane le “radiose giornate” del 2015, classificato come un anno di sfrenata positività.

Il terreno di caccia dell’edonometro, come detto, è Twitter, un social da sempre tacciato di essere poco rappresentativo della realtà per via di un bacino di utenza di gran lunga inferiore rispetto ai giganti Facebook e Instagram (340 milioni di utenti Twitter contro il miliardo di Instagram e gli oltre 2 miliardi di Facebook). Tuttavia, sempre stando ai dati del New York Times, proprio nei primi mesi della pandemia si è registrato un aumento del 34% della crescita giornalieri degli utenti, il che contribuisce a rendere la mole di dati raccolti più vicina alla realtà di quanto non fosse in passato.

Problemi di attendibilità delle ricerche possono nascere dall’interpretazione che il sistema dà al linguaggio adoperato, considerato come esso muti a seconda del contesto e come la lingua stessa evolva nel corso degli anni. Ne ha parlato al New York Times James Pennebaker, fondatore intellettuale dell’analisi del linguaggio online e psicologo sociale presso l’Università del Texas ad Austin.

“Le parole che utilizziamo sui social sono tracce digitali e indicatori che ci dicono in che misura siamo connessi con il mondo e con gli accadimenti quotidiani. Ma pensiamo alle parolacce: negli ultimi anni…


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