Nonostante gli sforzi di combattere le notizie false e la propaganda, Facebook ha un problema con la sua tecnologia.

Stando ad un recente rapporto di Avaaz, il social network ha permesso a contenuti sanitari, con un basso indice scientifico se non vere e proprie fake news sul Coronavirus, di ottenere visualizzazioni, anche quattro volte superiori, a quelle di articoli postati da siti di organizzazioni ufficiali come l’OMS e il Ministero della Salute.

Eppure, all’inizio di quest’anno, Facebook ha collaborato con tali istituti per guidare gli utenti verso informazioni affidabili ed eliminare la disinformazione relativa a trending topic come il Covid-19. Sebbene la mossa abbia sicuramente dato un certo impatto alla situazione, Avaaz ha scoperto che la disinformazione complessiva relativa a problemi di salute ha ricevuto 460 milioni di visualizzazioni nell’aprile 2020 e un totale di 3,8 miliardi nell’ultimo anno.

Cosa dicono i dati

I dati del nuovo studio sono l’ultima prova che i tecnici di Facebook non riescono, da anni oramai, a controllare la disinformazione e la propaganda dilagante sulla piattaforma, che ha 2,7 miliardi di utenti. Anche se Mark Zuckerberg ha ripetutamente promesso di reprimere tali contenuti, rimuovendo ad esempio gli account relativi ai complottisti di QAnon, la vasta portata e il suo algoritmo, che è progettato per alimentare il coinvolgimento con post “emotivi”, lo lasciano aperto ad un possibile sfruttamento diffuso. Come spiega Avaaz: “La cosa interessante è che stiamo capendo ciò che è rimasto di invariato, come metrica su Facebook, dopo tutti i proclami fatti».

Del resto, anche Avaaz ha cercato di convincere Facebook a intraprendere misure aggressive per combattere la disinformazione negli ultimi anni. Negli studi sulla disinformazione elettorale, le proteste dei gilet gialli francesi e le elezioni spagnole, i ricercatori hanno scoperto abusi da parte dello stesso social network, atto a rimuovere account specifici, non sempre legati a condivisioni “fake” ma semplicemente di una parte o dell’altra dei movimenti. Insomma, non che Zuckerberg non sia realmente convinto di ciò che sta facendo, ma forse procede con poca convinzione.

I passi da seguire

Ciò che Facebook dovrebbe fare, per gli analisti, è “depotenziare” il suo algoritmo, per ridurre la capacità di diffusione di contenuti virali, spesso non veritieri. Lo stesso Zuckerberg sa che se lasciato senza vincoli, l’algoritmo spingerà i post sempre più in alto, ed è un po’ quello che Avaaz ha visto in merito al coronavirus. C’è un problema nella struttura intrinseca della piattaforma che il ragazzotto deve affrontate.

Il nuovo rapporto si è basato sui dati compilati da Newsguard, società che identifica siti web ed editori che creano contenuti fuorvianti. Avaaz si è concentrato su cinque paesi: Italia (lo aveva detto anche il Copasir), Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Ciò vuol dire che i numeri citati rappresentano solo una frazione dell’impatto che tali post hanno avuto a livello globale.

Contro Covid-19 non servono fake news, ma la collaborazione di tutti. Sul sito del MI Social tutte le informazioni per il rientro a…


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