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“I ragazzi di oggi tengono gli occhi fissi sul telefonino, non si staccano mai da quello schermo”. Nonni, genitori, adulti preoccupati: è ora di riporre nel cassetto una delle frasi che amate utilizzare di più, perché le abitudini della Generazione Z stanno cambiando.

Il 17 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni, infatti, ha disattivato i propri profili sui social network (in Italia si sale al 25). I motivi principali? La protezione dei dati, il benessere mentale e fisico e la volontà di non finire risucchiati in dibattiti politici sterili.

Dal sondaggio della Digital Society Index, condotto a livello globale dal Dentsu Aegis Network, che ha coinvolto 32 mila adulti (tra cui cinquemila GenZer) durante la pandemia di Covid-19, emerge che sempre più giovani si stanno estraniando dalle piazze virtuali. Soprattutto in Finlandia (34%) e penisola iberica (30%). Anche l’Italia, con il 25 per cento, supera di 8 punti percentuali la media mondiale.

Il grafico relativo all’intero campione, composto da 32mila persone. Tra i GenZer i valori sono più alti.

Fonte: Dentsu Aegis Network

Sempre meno smartphone-dipendenti

Benché il lockdown abbia contribuito a incrementare le attività online, un giovanissimo su tre ha ridotto il tempo passato tra gli schermi di pc e smartphone (il 35% in Italia), mentre almeno quattro su dieci si sono attivati per ridurre la quantità di dati sensibili condivisi in Rete. Cancellando la cronologia delle ricerche o negando la geolocalizzazione alle app.

Risultati pubblicati mentre in America il presidente Trump vuole bloccare TikTok nonostante la trattativa con Microsoft, che vorrebbe acquistare il social dei video brevi tanto amato dai giovanissimi. Complice anche una decisa ribellione proprio in Rete, l’altolà di Trump sembra essersi ammorbidito e Microsoft si è detta pronta a chiudere l’affare in poche settimane.

I motivi di preoccupazione

La sensibilità che spinge la Generazione Z a proteggersi in Rete è data dalla consapevolezza dei modi (a volte rischiosi) in cui vengono utilizzati i dati richiesti da siti e app. Il lato negativo della tecnologia, insomma. Il 58 per cento, su questo punto, non si fida delle aziende tech. Percentuale che sale al 68 tra i giovanissimi italiani: temono che le informazioni che li riguardano possano andare perdute o essere usate in modo inappropriato.

Il problema, per quattro GenZer su dieci, è anche di contenuto. Per loro i social network hanno un impatto negativo sul dialogo politico del proprio Paese. Tasso che sale al 56 per cento in Ungheria, al 50 in Australia, al 48 negli Stati Uniti e al 43 in Italia.

A dimostrazione che gli adulti di domani non sono assuefatti dal flusso del web – come spesso, erroneamente, si tende a generalizzare – è l’attenzione al proprio benessere psichico e fisico. In Spagna, Australia e Francia più della metà degli intervistati, tra i 18 e i 24 anni, si dichiara preoccupata dagli effetti che un utilizzo prolungato degli strumenti tecnologici possa avere sul proprio…


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