Ancora oggi ci si ritrova a discutere sulla violenza sulle donne di fronte a persone che negano la componente di genere di questa violenza. Solitamente chi contesta ti chiede i dati su cui fondi quelle che lui – perché quasi sempre l’interlocutore è uomo – ritiene delle “accuse”.

Bene, i dati alla mano – quelli di ISTAT aggiornati al 2018 – ci raccontano che il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% stupro o tentato stupro. Gli autori di queste violenze sono per il 13,6% partner o ex partner, per il 24,7% uomini non partner, ossia per il 6,3% conoscenti, il 3% amici, il 2,6% parenti e il 2,5% colleghi di lavoro.

Alla luce di questi numeri è importante sensibilizzare sulla componente di genere di queste violenze e sulla responsabilità di un sistema socioculturale che avalla e alimenta la violenza ai danni delle donne, per mano di uomini. Abbiamo fatto il punto con Carlotta Vagnoli, autrice, sex columnist e attivista per i diritti delle donne. “Sicuramente si sta smuovendo qualcosa”, mi spiega Vagnoli. “È un passaggio quasi fisiologico: c’è più attenzione dal punto di vista parlamentare perché c’è un numero sempre maggiore di donne che fanno carriera politica; c’è un punto di vista culturale più avanzato perché i social media riescono a fare divulgazione e le persone ricercano anche molto di più le motivazioni che sono alla base di episodi di violenza di genere. Ovviamente le donne sono terrorizzate e si fanno delle domande, e quindi i centri antiviolenza, attiviste e attivisti sono lì a cercare di colmare questi vuoti”.

In questo periodo storico particolare, abbiamo visto come la pandemia abbia colpito le categorie…


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