Secondo un’analisi recente condotta sui principali modelli di intelligenza artificiale, i chatbot come ChatGPT e Gemini potrebbero influenzare indirettamente le opinioni politiche degli utenti presentando risposte non del tutto neutrali. Questa tendenza solleva importanti interrogativi sul ruolo delle big tech nella formazione del consenso pubblico in vista delle prossime scadenze elettorali globali.
Sebbene sia ormai comune utilizzare l’intelligenza artificiale per compiti quotidiani, come delegare la gestione delle e-mail ai chatbot o pianificare i propri impegni, il dibattito politico sta rapidamente entrando a far parte di queste interazioni. Secondo quanto riportato da Digitaltrends, un recente studio del The Washington Post ha messo alla prova i modelli linguistici alla base delle piattaforme più note, tra cui ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google, Claude di Anthropic, DeepSeek, Grok di xAI e Arya di Gab, riscontrando risposte spesso sbilanciate su temi caldi di interesse pubblico. I risultati indicano che il modello di OpenAI ha offerto risposte orientate a sinistra nell’80% dei casi, mentre Gemini ha preferito un approccio più bilanciato nel 90% delle risposte, presentando argomenti da entrambe le prospettive.
La complessa definizione di imparzialità
È fondamentale sottolineare che questi dati non dimostrano una diretta manipolazione degli elettori o un mutamento reale nelle decisioni di voto. Tuttavia, l’influenza indiretta non può essere trascurata: quando un utente interroga un assistente virtuale su temi complessi come la tassazione, l’immigrazione o il sistema elettorale, il modo in cui l’algoritmo imposta la risposta definisce la cornice del dibattito stesso, forte di un tono sempre sicuro ed assertivo. Sorprendentemente, anche i sistemi nati con una vocazione dichiaratamente conservatrice o anti-“woke”, come Grok o Arya, hanno spesso riprodotto argomentazioni di stampo progressista nei test effettuati, evidenziando la difficoltà tecnica nel calibrare la neutralità politica.
La replica delle aziende tecnologiche
Di fronte a questi risultati, i giganti della tecnologia hanno prontamente ribadito il proprio impegno verso la neutralità. Google ha dichiarato che Gemini è progettato per evitare schieramenti ideologici, mentre Anthropic ha assicurato che il sistema Claude apprende a trattare in modo paritario i diversi punti di vista politici. Allo stesso modo, OpenAI ha evidenziato come l’obiettivo predefinito di ChatGPT sia l’obiettività, con continui sforzi volti a misurare e mitigare i bias politici. Poiché i temi politici raramente presentano risposte univoche o puramente fattuali, la vera sfida per il futuro di questi strumenti risiederà nel mantenere la fiducia degli utenti, specialmente mentre si consolidano come fonti primarie per comprendere la complessità del mondo che ci circonda.
Credits: Dima Solomin / Unsplash, Unsplash
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