Meta rimuove 750mila account di minori in Australia

Come riportato dalla testata Social Media Today, Meta ha intensificato la propria attività di moderazione in Australia rimuovendo oltre 750.000 account su Facebook e Instagram appartenenti a minori di 16 anni. Questa misura mira a rispettare le nuove normative nazionali che vietano l’accesso ai social media ai più giovani.

I dati forniti dalla società mostrano un incremento netto rispetto ai 550.000 profili di adolescenti segnalati da Meta a gennaio. L’operazione rientra nel piano d’azione dell’azienda per garantire la piena conformità al divieto australiano sui social media per i minori di 16 anni, entrato progressivamente in vigore nel Paese.

Meta teen accounts Australia
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L’approccio adottato combina l’intervento diretto della community e l’uso di algoritmi avanzati. I sistemi di intelligenza artificiale analizzano gli indizi contestuali presenti nei profili — tra cui post, biografie, commenti e riferimenti ai voti scolastici o ai compleanni — per individuare le utenze create da utenti al di sotto della soglia consentita. Contestualmente, la piattaforma ha reso più accessibili i canali di segnalazione per genitori e tutori.

L’efficacia reale dei blocchi secondo i regolatori

Nonostante gli sforzi dichiarati dalle piattaforme tecnologiche, il rispetto effettivo dei limiti stabiliti dalla legge incontra diverse difficoltà operative. Di recente, la eSafety Commission australiana ha pubblicato un aggiornamento da cui si evince che circa l’81,5% dei minori soggetti a restrizioni continua ad accedere ai servizi social. Più della metà dei ragazzi intervistati ha riferito di non aver mai ricevuto la richiesta di verificare l’età, mentre in altri casi i sistemi automatizzati hanno stimato erroneamente l’anno di nascita.

Le richieste di uniformità dell’industria tecnologica

Nel rispondere ai rilievi delle autorità, Meta ha ribadito la necessità di uno standard condiviso per la gestione degli accessi. L’azienda ha sollecitato a più riprese un’adozione generalizzata della verifica dell’età a livello di app store e di sistema operativo, ritenendo inefficace la frammentazione dei controlli affidata alle singole applicazioni. Le autorità di regolamentazione considerano tuttavia l’attuale fase come un periodo di transizione inevitabile prima del pieno recepimento delle norme.

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