Siamo davvero pronti a consegnare il nostro intero storico clinico, i dati dei wearable e persino i risultati delle analisi del sangue nelle mani di un algoritmo pretenzioso come l’intelligenza artificiale di Microsoft? Con il lancio di Copilot Health, il colosso di Redmond punta a diventare il centro nevralgico della nostra salute, promettendo risposte personalizzate ma scaricando ogni responsabilità legale.
Secondo quanto riportato da Digitaltrends, Microsoft ha ufficialmente aperto le porte di Copilot Health, una sezione dedicata del suo chatbot che mira a “fare ordine” nel caos dei nostri referti medici. L’idea è tanto ambiziosa quanto inquietante: creare un profilo sanitario totale in cui l’utente può collegare Apple Health e attingere a dati provenienti da oltre 50.000 fornitori sanitari statunitensi. In pratica, Microsoft vuole essere il medico, l’archivista e l’infermiere h24, il tutto racchiuso in un’interfaccia di chat che mastica algoritmi e sputa consigli “su misura”.
Un mare di dati per un’illusione di sicurezza
Il cinismo dietro questa operazione è palpabile. Microsoft si vanta di aver collaborato con oltre 250 medici per addestrare il sistema, ma allo stesso tempo si affretta a inserire il solito scaricabarile legale: Copilot Health non fa diagnosi, non cura e non previene nulla. È l’ennesimo paradosso della Silicon Valley: ti chiedono di fidarti ciecamente dei loro sistemi, di caricare le tue analisi del sangue per “capirle meglio”, ma al primo errore ti ricordano che avresti dovuto consultare un medico in carne ed ossa. Se lo strumento non deve sostituire il parere professionale, che senso ha dare in pasto alla nuvola di Redmond la propria privacy più intima?
Privacy o sorveglianza sanitaria?
L’azienda giura che i dati sono criptati, che non vengono usati per addestrare l’IA generale e che l’utente ha il pieno controllo. Ma ricordiamoci che stiamo parlando di una multinazionale che gestisce già 50 milioni di domande sulla salute ogni giorno. Copilot Health non è un gesto di benevolenza, è la formalizzazione del controllo totale sulle nostre vulnerabilità. Mentre strumenti simili come ChatGPT Health tentano strade analoghe, il rischio di affidarsi a un oracolo digitale che pesca informazioni da partnership con Harvard Health rimane altissimo. Chi ci garantisce che in futuro questi dati non influenzino i premi assicurativi o le offerte di lavoro?
Al momento, il servizio è un privilegio (o una condanna) riservato agli utenti statunitensi maggiorenni con abbonamento a Microsoft 365. Ma non illudetevi: l’espansione globale è solo questione di tempo. In un mondo che corre verso l’automazione, la nostra salute sta diventando l’ultimo grande set di dati da monetizzare sotto le mentite spoglie dell’assistenza personalizzata. È ora di chiedersi se vogliamo davvero un chatbot come custode del nostro corpo.
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