Il robot delle consegne ti porta la spesa e si prende la faccia: due cause a Chicago

I robot che portano la spesa a domicilio a Chicago sono lenti, tondi e sembrano innocui, e infatti nessuno si chiede cosa stiano registrando. Il 9 ottobre due residenti hanno depositato alla corte della Cook County due cause collettive, cioè azioni intentate a nome di tutti quelli danneggiati nello stesso modo, contro Coco Robotics e Serve Robotics. Secondo loro le macchine hanno misurato il loro volto e le loro mani senza chiedere il permesso a nessuno. Le due aziende negano.

La legge su cui si basano le cause è del 2008 ed è molto precisa, il che per chi costruisce robot è un problema. Il Biometric Information Privacy Act dell’Illinois mette fra i dati biometrici la scansione della geometria della mano o del volto. Chi li raccoglie deve avvisare per iscritto, dire per quanto tempo li terrà e farsi firmare un consenso. Altrimenti paga mille dollari per ogni violazione dovuta a negligenza e cinquemila per ogni violazione intenzionale.

Come funziona la raccolta

Non c’è niente di sofisticato. Per ritirare l’ordine bisogna avvicinarsi al robot e digitare un codice sul coperchio. In quel momento le telecamere e i sensori LiDAR, che sparano impulsi laser per misurare le distanze e mappare l’ambiente, hanno un volto e una mano a trenta centimetri. Mitchell Breidinger, del Near North Side, dice di avere ordinato la spesa su DoorDash nel settembre 2025 senza mai scegliere la consegna con il robot. L’ordine gli è arrivato dentro un Coco. Barry Schain, di Lincoln Park, racconta la stessa cosa con un robot Serve il 4 ottobre.

Le aziende, del resto, avevano già spiegato tutto in pubblico mesi prima, a una riunione di quartiere del 1st Ward. Carl Hansen, che cura le relazioni istituzionali di Coco, ha spiegato lì che ogni viaggio è seguito in tempo reale da un dipendente, che guarda il video da remoto, e che la velocità è limitata a cinque miglia orarie, poco più di otto chilometri. La riunione l’ha ricostruita Quinn Myers su Block Club Chicago, la testata non profit di quartiere che segue il programma dall’inizio. Nella stessa sala Yariel Diaz, direttore degli affari istituzionali di Serve, metteva le mani avanti sul consenso: per lui è un’opzione per il consumatore, non un obbligo. Quindi che dall’altra parte ci sia una persona che guarda non è una scoperta delle cause: è come il servizio funziona, e lo hanno detto loro.

I dati finiscono a OpenAI?

Coco definisce la causa infondata, nega di aver raccolto dati biometrici a Chicago e dice di condividere solo dati di navigazione, che servono a rendere i marciapiedi più sicuri, per esempio con un’app per persone cieche o ipovedenti. Serve risponde che i suoi sistemi non sono fatti per identificare le persone né per costruire profili biometrici. Nella causa di Breidinger però c’è un’accusa a cui le smentite non rispondono: che Coco abbia girato a OpenAI, e ad altri, i dati raccolti dai robot. Nella causa di Schain si cita invece quello che Serve dichiara da sola, cioè che vende in licenza i suoi archivi di video e LiDAR a chi addestra modelli di IA.

Il quartiere aveva già detto la sua. A febbraio l’assessore Daniel La Spata ha bloccato l’espansione dei robot nel suo ward dopo un sondaggio online: lo hanno compilato quasi cinquecento residenti e oltre l’83 per cento si è detto in forte disaccordo. Non suona come un forse, ha commentato.

Poi c’è una petizione. No Sidewalk Bots chiede di sospendere il programma finché il dipartimento dei trasporti di Chicago e quello per la tutela dei consumatori non pubblicano i dati su sicurezza e accessibilità per le persone con disabilità. All’aggiornamento del 3 settembre aveva oltre 4.550 firme da più di 55 codici postali, e oltre mille segnalazioni di incidenti.

Chi controlla i dati dopo

Che fine fanno i dati raccolti, e chi può ancora accederci, non è una domanda teorica. Douglas MacMillan sul Washington Post ha raccontato la storia di Andrae Wright. Nel 2021 Wright ha lasciato il posto di investigatore all’ufficio dello sceriffo della Effingham County, ha restituito pistola e distintivo e si è tenuto le credenziali di Flock, il sistema con cui la polizia americana interroga una rete di telecamere stradali che registra il passaggio delle auto. Per cinque anni nessuno gliele ha chieste indietro.

Lo stesso scambio, i tuoi dati in cambio di un servizio, si vede anche altrove. Su X il controllo anti bot chiede un selfie per lasciar scrivere, e i robot che girano per strada si erano già fatti fregare da un cartello scritto bene.

Il programma pilota di Chicago, approvato nel 2022 con l’appoggio dell’allora sindaca Lori Lightfoot, scade nel maggio 2027 se il consiglio comunale non lo rinnova. Entro allora la città deve decidere se la scansione della mano di un cittadino vale la consegna di una spesa.

Immagini: Unsplash.

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