Nel tentativo di arginare la grave crisi globale dei chip di memoria che ha recentemente imposto un pesante aumento dei prezzi dei suoi prodotti, Apple starebbe esercitando pressioni sul governo degli Stati Uniti per ottenere il via libera all’acquisto di componenti dal produttore cinese CXMT, un colosso dei semiconduttori inserito nella lista nera del Pentagono.
La notizia, originariamente emersa da un’indagine del Financial Times e ripresa da Notebookcheck, evidenzia la delicata posizione in cui si trova il colosso di Cupertino. Di recente, Apple ha infatti annunciato un impopolare rincaro dei prezzi di listino a metà ciclo di vita dei suoi prodotti, attribuendo la colpa alla sempre più preoccupante crisi delle memorie. Per diversificare le forniture e contenere i costi, l’azienda ha rivolto lo sguardo verso la Cina, in particolare verso CXMT (ChangXin Memory Technologies).
Il nodo geopolitico dietro la scelta di Apple
CXMT è un produttore di semiconduttori finito sotto la lente d’ingrandimento di Washington: il Pentagono lo ha inserito in una lista nera a causa di presunti legami con le forze armate cinesi. Dal punto di vista strettamente legale, ad Apple non è vietato acquistare componenti da questo fornitore. Tuttavia, l’azienda guidata da Tim Cook desidera ardentemente l’avallo politico della Casa Bianca, un passaggio fondamentale per evitare danni d’immagine e reazioni politiche ostili derivanti dalla collaborazione con una realtà considerata vicina all’esercito cinese.
Secondo le ricostruzioni, i legali del gigante tecnologico avrebbero avviato contatti formali con il Dipartimento del Commercio già da diverse settimane, cercando di mediare con i vertici dell’amministrazione statunitense. CXMT è considerata la principale azienda cinese nel settore delle memorie DRAM, un mercato in cui Apple si affida storicamente a fornitori del calibro di Micron, Samsung e SK Hynix.
Le resistenze della politica e i precedenti
Il tentativo di Apple di sdoganare CXMT sta però incontrando forti opposizioni. John Moolenaar, deputato repubblicano e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla Cina, ha dichiarato che una simile concessione rappresenterebbe un grave errore strategico. Già lo scorso anno, il Dipartimento del Commercio aveva valutato l’inclusione di CXMT in una lista di entità sanzionate, una decisione poi congelata dalla Casa Bianca durante i delicati colloqui bilaterali sulle tariffe con Pechino.
Non è la prima volta che la multinazionale di Cupertino si trova in una simile impasse geopolitica. Nel 2022, Apple aveva preso in seria considerazione l’ipotesi di utilizzare i chip di memoria prodotti da un’altra realtà cinese sanzionata, la YMTC, sebbene esclusivamente per i dispositivi iPhone venduti all’interno del mercato cinese. Quella mossa scatenò un duro scontro politico che costrinse l’azienda a fare un passo indietro.
Oggi la posta in gioco finanziaria è elevatissima. A seguito del recente annuncio sui rincari dei listini, Apple ha registrato una perdita del proprio valore di capitalizzazione azionaria pari a 263 miliardi di dollari in una singola giornata di contrattazioni. Si tratta del secondo peggior crollo giornaliero nella storia della compagnia, a dimostrazione di come la crisi dei semiconduttori stia mettendo a dura prova non solo le catene di approvvigionamento, ma anche la stabilità finanziaria e la reputazione del brand agli occhi di azionisti e governi.
Foto di Andrev Matveev / Unsplash, Apple
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