Un giudice dello Stato del New Mexico ha inflitto a Meta una sanzione da 567 milioni di dollari per non aver protetto adeguatamente i minorenni sulle sue applicazioni, stabilendo anche nuove regole operative che potrebbero tracciare un modello innovativo per la regolamentazione dei social media a livello globale.
Come riportato dalla testata Social Media Today, il giudice Bryan Biedscheid della New Mexico Chief District Court ha affermato che lo Stato sta affrontando una profonda crisi della salute mentale giovanile e che le piattaforme di Meta rappresentano una causa determinante di questo fenomeno. La decisione giunge al termine della seconda fase di un’azione legale promossa dal Procuratore Generale del New Mexico, Raúl Torrez. Nella prima fase del processo, Meta era già stata ritenuta responsabile di non aver tutelato i giovani dagli adescamenti online con una condanna a 375 milioni di dollari, portando l’impatto finanziario complessivo sulla società a 942 milioni di dollari.
Le nuove restrizioni operative imposte a Meta
Oltre alla sanzione economica, la sentenza definisce un piano d’azione strutturato che il colosso dei social media dovrà applicare per contenere gli effetti negativi delle sue piattaforme sui più giovani. La decisione giudiziaria impone nuovi vincoli per la gestione degli utenti minorenni, tra cui:
- L’obbligo di rendere privati di default tutti i profili degli utenti sotto i 18 anni e di bloccare i contatti da parte di adulti sconosciuti (funzionalità che in parte Meta ha già iniziato a integrare);
- La disattivazione delle notifiche push per i minori dalle 22:00 alle 07:00 ogni giorno e dalle 08:00 alle 15:00 durante i giorni di scuola;
- L’oscuramento predefinito del conteggio dei “mi piace” per i ragazzi sotto i 18 anni;
- L’introduzione di un limite di utilizzo obbligatorio non superiore a 90 ore al mese complessive tra Facebook e Instagram.
L’efficacia del modello e la sfida della verifica dell’età
Questo quadro normativo potrebbe diventare una scelta strategica preferibile rispetto ai divieti totali d’accesso per gli adolescenti, la cui efficacia in mercati come quello australiano ha finora mostrato risultati deludenti a causa della facilità con cui i minori riescono ad aggirare i blocchi. Tuttavia, l’elemento cruciale rimane la capacità dei sistemi di rilevare con precisione l’età degli iscritti. A tal proposito, il giudice ha stabilito che Meta dovrà richiedere prove d’età per gli utenti sospettati di essere minorenni ed eliminare entro 30 giorni i profili dei minori di 13 anni che non completino la verifica.
In risposta alla sentenza, il portavoce di Meta, Andy Stone, ha dichiarato tramite un post su X che la società intende presentare ricorso in appello, ribadendo la piena fiducia nei propri strumenti di protezione e sicurezza dedicati ai giovani utenti.
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