Secondo un recente rapporto citato da Social Media Today, il divieto imposto in Australia sull’uso dei social media per i minori di 16 anni si sta rivelando inefficace. Nonostante le restrizioni, la stragrande maggioranza degli adolescenti continua ad accedere alle piattaforme, aggirando i blocchi o sfruttando i sistemi di verifica ancora troppo deboli implementati dai vari canali digitali.
I dati emergenti dal nuovo rapporto dell’eSafety Commissioner australiano, che fa seguito a un precedente aggiornamento di aprile, rivelano che la quota di giovani che utilizza regolarmente i social media è scesa solo leggermente, passando dall’85,9% all’81,5%. Lo studio, condotto su un campione di oltre 4.000 ragazzi tra i 10 e i 16 anni e sui loro rispettivi genitori, evidenzia come le barriere all’accesso siano facilmente superabili, sia attraverso la navigazione senza effettuare l’accesso sia mediante l’uso di account intestati ad amici o familiari.
Le ragioni del fallimento dei blocchi
Il motivo principale di questa persistenza online risiede nell’inefficacia delle misure di verifica dell’età adottate dalle piattaforme. Più della metà dei minori intervistati (50,2%) ha dichiarato che i social non hanno ancora richiesto alcuna conferma dell’età, mentre il 18,2% ha beneficiato di una stima errata da parte degli algoritmi dei siti. Molti ragazzi (37,1%) hanno semplicemente dichiarato un’età superiore ai 16 anni al momento dell’iscrizione. Curiosamente, pratiche come l’uso di reti VPN o l’aiuto diretto dei genitori per eludere i filtri sono risultate decisamente meno comuni del previsto.
Spostamenti di traffico e abitudini digitali
Analizzando l’impatto sulle singole applicazioni, solo Snapchat ha registrato una contrazione significativa, scendendo dal 31,5% al 27,9% di utilizzatori tra i giovanissimi. Al contrario, piattaforme come Reddit e Kick hanno registrato un incremento di utenti minorenni, suggerendo un semplice spostamento verso canali alternativi. Inoltre, la ricerca evidenzia come i ragazzi stiano dedicando più tempo ai servizi di messaggistica istantanea e ai videogiochi online, mantenendo intatte le proprie abitudini di socializzazione digitale.
In definitiva, lo studio dimostra che l’idea di poter spingere i giovani verso attività offline semplicemente vietando i social network poggia su basi fragili. Le nuove generazioni hanno sviluppato modelli di interazione sociale indissolubilmente legati alla dimensione digitale. Secondo il rapporto, a tre mesi dall’introduzione del divieto non si registrano cambiamenti significativi nel benessere generale dei ragazzi né una riduzione dei comportamenti online considerati problematici. Questi dati offrono spunti di riflessione cruciali per i governi di altri Paesi che stanno valutando l’introduzione di normative analoghe.
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