Il prezzo della memoria lo decidono contratti firmati anni prima che i chip esistano. Nella conferenza sui conti dell’anno fiscale 2026, l’amministratore delegato di Micron Sanjay Mehrotra ha detto agli investitori una cosa semplice: la gran parte della RAM, la memoria di lavoro di qualunque computer, che l’azienda produrrà il prossimo anno è già venduta. Chi la comprerà pagherà molto più di quest’anno.
Le parole esatte, per chi aspettava una schiarita: nel 2027 e nel 2028 la domanda supererà l’offerta, la tensione sarà peggiore di quella del 2026, e non c’è visibilità su quando le due cose torneranno in equilibrio. Micron sta costruendo stabilimenti nuovi, sostenuti da 25 miliardi di dollari di investimenti nella prima metà dell’anno fiscale. Apriranno nel 2028, e i dirigenti hanno avvertito che non sistemeranno subito né la disponibilità né i prezzi.
Il campo era già affittato
La spiegazione che gira è che l’intelligenza artificiale si mangia la memoria, e regge a metà. La metà che manca è contrattuale. A giugno Micron ha illustrato agli investitori i suoi accordi strategici con i grandi clienti: impegni pluriennali con un prezzo minimo garantito e un tetto massimo, cioè un pavimento che protegge i margini dell’azienda per cinque anni. Quando il produttore ha venduto in anticipo e ha fissato per contratto il livello del prezzo, l’eccesso di domanda smette di essere un incidente del ciclo e diventa il modello di ricavo.
La scelta di campo sta anche nel catalogo. Micron ha chiuso Crucial, il marchio con cui vendeva memoria ai consumatori da quasi trent’anni, e ha ammesso di poter coprire solo due terzi della domanda dei clienti principali, nella migliore delle ipotesi. Chi compra un modulo da mettere in un computer non è più nella lista.
Il motivo tecnico sta in una sigla sola. La memoria ad alta banda, quella saldata accanto ai processori degli acceleratori per l’intelligenza artificiale, cresce più in fretta della DRAM, la memoria ordinaria dei server e dei computer di casa. Escono dalle stesse fabbriche e occupano le stesse linee: ogni fetta di capacità che va alla prima non va alla seconda. Micron lo ripete da almeno dieci mesi, quando già avvertiva che l’offerta dell’industria sarebbe rimasta sotto la domanda per il futuro prevedibile, e i costruttori di server annunciavano rincari fino al 15 per cento.
Chi festeggia e chi passa alla cassa
Il tono dice più della scarsità. Un amministratore delegato che annuncia prezzi molto più alti ai propri investitori non sta descrivendo una sventura del settore: sta comunicando un risultato, e lo celebra. Dall’altro lato del contratto nessuno festeggia.
Lì ci sono i produttori di portatili, di telefoni e di console, che quei moduli li comprano al prezzo deciso per loro e lo scaricano sul listino. Chi stava aspettando il momento buono per aggiungere memoria al computer può smettere: il momento buono era due anni fa. I data center, gli edifici pieni di server dove girano i modelli di intelligenza artificiale, hanno prenotato il raccolto fino al 2028. Lo stesso conto si presenta anche sull’abbonamento mensile a un assistente, e il resto del mondo arriva al campo quando restano le stoppie.
Crediti immagini: Micron / Digital Trends



