Il data center per l’IA chiede dieci volte la corrente di prima, e una startup vende la dieta

Un data center visto dall'esterno, con le file di impianti di raffreddamento

La cifra da tenere è questa: un data center tradizionale chiedeva alla rete elettrica circa 50 megawatt, uno costruito per l’intelligenza artificiale ne chiede 500 o più. Cinquecento megawatt sono il consumo di San Francisco. È il motivo per cui negli Stati Uniti la discussione sull’IA è diventata in pochi mesi una discussione su centrali, tralicci e bollette.

Cosa fa Firma Power

Firma Power è una startup fondata da Jesse Jenkins, Scott Burger e Brent Alderfer, che ha raccolto circa 1,4 milioni di dollari a febbraio e dice di avere una dozzina di progetti aperti con grandi operatori di cloud. Il suo prodotto, FirmaOS, fa una cosa sola: prende i progetti rinnovabili già proposti e fermi in coda, li incrocia con il fabbisogno di un data center e costruisce l’abbinamento in minuti invece che in mesi. Poi tratta con gli sviluppatori degli impianti e consegna al cliente un contratto unico, in giorni.

Il confronto che l’azienda propone, e che la rende vendibile, è con l’alternativa: mettere in piedi una centrale a gas nuova per alimentare quel data center richiede anni. Fast Company, che ha raccontato la startup, nota che il collo di bottiglia non è la mancanza di impianti rinnovabili: è la burocrazia del contratto fra chi produce e chi consuma.

I numeri reggono, il ritmo meno

Sul lato dell’offerta le cose si muovono davvero. Gli Stati Uniti aggiungeranno quest’anno un record di 86 gigawatt fra eolico, solare e sistemi di accumulo, e secondo le stime citate tre sole reti regionali potrebbero arrivare a 200 gigawatt di rinnovabile entro il 2030. Sono quantità enormi, e dimostrano che la capacità pulita non manca.

Il problema è a chi tocca. Quella capacità non viene installata in aggiunta ai consumi esistenti per sostituire il carbone e il gas: viene assorbita dai nuovi carichi, e il nuovo carico più affamato del decennio sono i data center per l’IA. Una dieta non è un digiuno: abbinare meglio e più in fretta rende il consumo più pulito di quanto sarebbe altrimenti, non lo riduce di un watt.

Chi paga la differenza

C’è poi la parte che nessuna piattaforma di abbinamento risolve, ed è la rete. I cavi, i trasformatori e le sottostazioni che portano cinquecento megawatt fino a un capannone li paga chi sta attaccato a quella stessa rete, e la bolletta non distingue fra chi addestra modelli e chi accende il forno. È la ragione per cui in diversi stati americani i data center sono diventati un tema delle elezioni locali e non delle pagine di tecnologia.

Vale anche per i pezzi che ci stanno dentro: la stessa corsa ha già fatto salire il prezzo della memoria fino al 2028 per chiunque compri un computer. Jesse Jenkins vende velocità contrattuale, ed è un prodotto sensato che risolve un problema vero. La domanda che resta aperta è di chi sia il compito di decidere quanta corrente può chiedere un settore, e finora la risposta è che decide chi la compra.

Immagini: Meta, Quang Nguyen Vinh / Pexels

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